La donna invisibile
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L’Ouverture du Jardin du Palais Egalité
— Da parecchi giorni i lavori del giardino Égalité erano terminati; una folla numerosa e privilegiata era ammessa nel suo recinto, ma il pubblico, trattenuto dai cancelli, vedeva con invidia la felicità degli eletti e divorava con gli occhi quella terra promessa: finalmente i cancelli si sono aperti anche per lui il primo pratile; un avvenimento tanto importante potrà fornire il soggetto di un poema epico; provvisoriamente ha appena partorito un vaudeville scritto, imparato e recitato in tre giorni; s’intitola: l’Ouverture du Jardin du Palais Egalité.
Questa piccola commedia, recitata ieri al teatro Montansier, non è stata accolta come avrebbe dovuto esserlo se tutti gli attori avessero saputo le loro parti; ma soprattutto Tiercelin, che ne sosteneva due, ha mancato totalmente di memoria; pare anzi che abbia l’udito poco fine, perché a stento sentiva il suggeritore, la cui voce copriva assai spesso la sua. Malgrado questo inconveniente, le strofe che si sono potute udire sono state molto applaudite; ecco quelle che ci sono parse più argute: la Donna invisibile viene a offrire a Jardinet, che spera di ottenere l’appalto del giardino Egalité, di rendersi invisibile nel suo giardino; essa assicura che il pubblico sarà ben felice di pagare per non vedere nulla. Il segreto di rendersi invisibili pare ammirevole a Jardinet, che dice:
Aria: Mon père était pot.
Donne che ingannano i mariti, / Poltrone che si fa cadere in trappola, / Autore fischiato, poltrone sorpreso, / Giovane Agnese che scappa, / Guascone che vi è debitore, / Sciocco che si mostra a dito, / Pudica che si rende sensibile / Fra sé vorrebbe / Avere il segreto / Di rendersi invisibile
Si è applaudita molto anche questa strofa, cantata dall’Automa giocatore di scacchi, che viene a offrire i suoi talenti:
Aria: C’est aujourd’hui mon jour de barbe.
Sono pari a più d’un autore, / E, se mi offrissi sulla scena, / Accanto a più d’un attore / Potrei figurare senza pena: / Come un altro, per più d’un ruolo / Sarei adatto, me ne vanto... / — Che cosa siete dunque? Istruitemi. / — Cittadino, io sono automa.
Appena il giardino è aperto, i mercanti entrano in folla, e ciascuno canta la sua strofa; si è notata questa:
Io sono, bisogna che si sappia, / Smacchiatore al minuto, / E levo ogni macchia... / — Ah! che lavoro!...
Gli autori si sono divertiti a criticare la nuova forma del giardino; si è riso di questa frecciata:
Degli alberi potranno, fra dieci anni, / Dare ombra ai passanti.
Nemmeno il regolamento del prefetto di polizia è stato al riparo dai loro tratti maliziosi; gli autori non sono stati chiamati alla ribalta, ma lo saranno senza dubbio questa sera, se la commedia sarà meglio saputa e se si potranno udire le strofe
Fonte L’Ami des lois, ou Mémorial politique et littéraire, 23 maggio 1800 [3 pratile anno VIII], p. 4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
