La donna invisibile
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Théâtre des Troubadours
La Donna invisibile ha occupato tutta Parigi per qualche giorno, e diversi fogli pubblici assai a lungo: era presumibile che questo singolare spettacolo sarebbe presto divenuto il soggetto di qualche pièce d’occasione. I Troubadours se ne sono appena impadroniti, e gli devono una bagatella che ha ottenuto discreto successo.
Non è molto necessario dire come l’autore abbia saputo legare un intrigo amoroso ad alcune strofe assai pungenti su Parigi e sulle meraviglie che vi si mostrano per pochi soldi; sui manifesti della ciarlataneria e sulle contraddizioni dei dotti, sulle mode nuove e sulle ridicolaggini del giorno, sui luoghi pubblici, e sugli sfaccendati o sugli originali che i curiosi vi incontrano. Questo intrigo conduce a due scene assai comiche, felicemente concepite, ma debolmente tratteggiate; avrebbero potuto essere condotte con più arte, offrire maggiori sviluppi e rispondere assai meglio all’intenzione del loro autore.
Nella prima di queste scene, un medico, incontrando senza conoscerlo l’innamorato di sua figlia allo spettacolo di cui si tratta, pretende di spiegargliene tutto il mistero: gli permette di rivolgere la parola a sua figlia, come se fosse lei il personaggio invisibile; ma dove sarà il cofanetto misterioso? Un servo scaltro, nascosto sotto una maschera da sciocco, si incarica di questa parte; le sue due braccia distese figurano i tubi conduttori della voce: i due amanti si intendono così, e si scambiano reciproche confessioni, senza che il padre, che forse sarebbe stato il caso di abbigliare col mantello di Cassandro, vi veda altro che la dimostrazione del suo sistema e la scoperta del segreto che crede di aver trovato.
La seconda scena è quella in cui, cercando di mettere a profitto quel singolare motto di Beaumarchais, un sot est un falot, la lumiere passe à travers [uno sciocco è una lanterna, la luce gli passa attraverso], il medico tenta di carpire al servo il segreto dell’esperimento misterioso che attira la folla in casa del suo padrone. È stata molto applaudita.
Queste due scene fanno rimpiangere che l’opera, benché leggerissima, non sia condotta meglio, e che le gradevoli strofe che vi si trovano non scaturiscano più spesso dal soggetto. È, a quanto crediamo, la prima opera del cittadino Alexis Daudet, che è stato chiamato dal pubblico e nominato.
La pièce è recitata con brio, e deve gran parte del suo successo a Bosquier-Gavaudan e al pungente vaudeville che la chiude, vaudeville di cui prendiamo in prestito il ritornello per dire che, a meno di essere molto esigenti, si può, ai Troubadours,
Vedere la Donna invisibile;
e ciò tuttavia senza conseguenze per l’avvenire; poiché l’autore può e deve fare molto meglio.
Fonte Gazette Nationale ou le Moniteur Universel, n. 249, 29 maggio 1800 [9 pratile anno VIII], p. 1007. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
