Auvray

Esperienza pubblica della quinta donna invisibile negli ultimi sei mesi

Niente di nuovo sotto il sole.

È evidente che stiamo vivendo uno di quei periodi in cui ritornano i maghi e gli stregoni e in cui i ciarlatani, servendosi dell’inganno, della menzogna e della spudoratezza, riportano in scena le antiche chimere che l’illuminismo e la fisica avevanno relegato nei vecchi libri di Paracelso, Fludd, Digby, Campanella – e persino di Padre Kircher, che credeva ancora nel Diavolo. È stato detto che scendere a compromessi con i ciarlatani significa degradarsi agli occhi del pubblico, ma quando gran parte dell’opinione pubblica si lascia ingannare da costoro, quando persone famose cadono nelle loro trappole, bisogna superare ogni ripugnanza ed esporsi per ostacolare questa regressione della mente verso secoli di ignoranza e barbarie.

Abbiamo già fantasmagorie, fantasmaparastasie, evocazioni del Diavolo, donne invisibili, automi che si rompono, oracoli, teste parlanti come quella mostrata a Don Chisciotte e quella mostrata a Parigi nel 1783, il cui cranio rivestito di stagno rifletteva i suoni trasmessi da un megafono, pur essendo isolata da tale strumento. Avremo presto un seguito di questi famosi Pantagoni di legno o di carne; la Germania rivedrà i suoi Gassner, l’Irlanda i suoi Gréterich, la Spagna i suoi Saludador, l’Inghilterra i suoi Wirdig; la Francia ha il suo Leon le Juif e gli promette il suo Mesmer.

L’amore per il meraviglioso, oggi così di moda, assicura loro una rapida fortuna. Le nostre stesse corti sono piene di queste visioni, e il processo alle ombre che contrappone Robertson e Clysorius è seguito da un pubblico che non è mai stato così numeroso per le cause che riguardano più da vicino le questioni politiche più importanti. (1) Rimando a un altro momento quanto vorrei scrivere sui nostri taumaturghi moderni, per rendere al fisico dell’Hôtel Longueville lo stesso servizio che mi avete aiutato a rendere, per sua stessa ammissione, al fisico di St-Germain-l’Auxerrois, pubblicando la mia critica sulla vostra rivista.

L’intero apparato dell’esperimento acustico, meccanico e di invisibilità consiste in un globo di vetro poco più grande di una zucca, sospeso dal pavimento e attraversato da quattro tubi di rame all’altezza dei supporti. Il tutto è circondato da una balaustra di legno piuttosto spessa, i cui piedi affondano nel pavimento. Un uomo di nome Denis ha detto che questa balaustra era vuota e piena di piccoli fori nella parte opposta alle bocche dei tubi. Aggiunse che se si fossero applicati dei fazzoletti in alcuni punti opportuni della balaustra, ciò avrebbe impedito ogni comunicazione e l’effetto ne sarebbe stato distrutto.

Denis non si presentò all’incontro pubblico che avrebbe dovuto convincerlo del suo errore. Si cercarono alcuni presunti fori ma non furono trovati; si applicarono dei fazzoletti e il suono della voce si ridusse notevolmente; il fisico cercò di spiegare la causa di questo abbassamento ma i suoi argomenti non convinsero nessuno. Gli studenti del Politecnico presenti all’esperimento sembravano particolarmente insoddisfatti e mettevano in imbarazzo il fisico con le loro domande maliziose. Bussando sulla balaustra, ho trovato sulla sua superficie dei punti che sembravano vuoti; al tatto mi è sembrato di sentire dello stagno; stavo per esaminare più seriamente, ma il cosiddetto fisico (R. Charles, che non è il fisico Charles), onorandomi di particolari attenzioni e seguendomi dappertutto, me lo ha impedito e mi ha rimproverato di mancanza di delicatezza (cioè di cieca credulità).

Il globo di vetro è come la bara di vetro [del dottor Laurent]: un dispositivo spazioso e del tutto inutile. Imponendo all’Invisibile di parlare ad alta voce, la si sente in tutte le parti della stanza, e se la si sente meglio vicino all’apparecchio è perché le trombe di rame, come le nostre trombe da teatro, hanno un orifizio molto più grande di quello dell’orecchio, che di conseguenza riceve molte più vibrazioni sonore e riflette il suono come qualsiasi altra eco.

Se la balaustra è vuota, come sono propenso a credere, è più per trasmettere le domande all’Invisibile che per ricevere la risposta, che viene udita da tutta la stanza e che sembra provenire dalle pareti molto più che dalle trombe di ottone, che fanno solo da eco e non toccano il megafono nascosto nella balaustra.

  Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 11 giugno 1800 [22 pratile anno VIII], pp. 3-4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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