La donna invisibile
/ R. Charles [Rouy]
Risposta del cittadino R. Charles alla critica del cittadino Auvrai, inserita nel Courrier des Spectacles del 22 pratile [anno VIII, 11 giugno 1800]
Lungi dall’essere giunti a uno di quei periodi in cui si vede rinnovarsi il regno dei maghi e degli stregoni, come pretende il cittadino Auvray, è al contrario manifestamente provato che la magia e tutte le antiche superstizioni non furono mai attaccate in modo così vittorioso come da quando è concesso al genio di dissipare senza pericolo le tenebre in cui furono immersi gli uomini nei secoli d’ignoranza e di barbarie. V’è forse infatti un’arma più potente per abbattere l’idolatria e bandire gli errori della superstizione, che provare che le meraviglie prodotte dai sacerdoti pagani non erano che una furfanteria da parte loro per abusare della credulità pubblica? Si rassicuri dunque il cittadino Auvray: lo spirito non retrocede quando avanza rapidamente nella carriera delle arti e strappa il velo che da tanti secoli copriva l’impostura dei ministri del paganesimo.
Per rispondere metodicamente all’onore della critica che il cittadino Auvray ha fatto dell’esperienza pubblica d’acustica e d’invisibilità da me tenuta il 18 del corrente [7 giugno 1800], bisognerebbe: 1°. che il cittadino Auvray avesse messo più verità e meno oltraggi e amarezza nella sua narrazione; 2°. che avesse una conoscenza più estesa delle leggi dell’acustica; 3°. infine, che non avesse trascurato di render conto dell’insieme degli esperimenti, lasciando così il lettore nell’incertezza di sapere chi, fra me e Denis, abbia riportato il trionfo. Comunque sia, ecco una risposta: 1°. è una derisione fuori luogo paragonare il globo di vetro a una zucca; 2°. è una menzogna dire che i piedi della balaustra affondano nel pavimento, poiché quel preteso pavimento non esiste, e la barriera poggia interamente sul pavimento, come è facile convincersene; 3°. è una menzogna dire che la spiegazione da me data della causa della quasi impercettibile diminuzione della voce, i cui raggi sonori vengono debolmente assorbiti da un corpo spugnoso posto di fronte ai padiglioni acustici, non abbia convinto nessuno. Potrei appellarmi alla testimonianza dei cittadini Brisson, Gosselin, Desales, Monges, Ameilhon, Lalande, Tenon, Mentelles, David Leroi, Legrand d’Aussy, Bernardin-St-Pierre, Dutheil, Français, Bayère, Famin, Detrouville e di altri dotti distinti, i cui elogi e applausi non possono essere revocati in dubbio; 4°. è ancora una menzogna officiosa del cittadino Auvray quando dice che alcuni allievi dell’École polytechnique sono parsi scontenti dell’esperimento: ciò che pare certo è che la verità e il cittadino Auvray non vanno sempre in compagnia.
Bisogna tuttavia confessare che la natura ha favorito il cittadino Auvray di un tatto infinitamente sottile, giacché, oltre al vuoto che dice di aver trovato sulla superficie della balaustra, ha il buon senso di scambiare il legno di quercia per latta.
Quanto al rimprovero di mancanza di delicatezza, di cui si lamenta il cittadino Auvray, egli avrebbe dovuto dire in quale circostanza gliel’ho rivolto. Avrebbe dovuto dire che, essendo stata la sua richiesta di cambiare la direzione dell’apparecchio dell’invisibilità accolta da un mormorio generale, e sforzandosi egli, malgrado questa disapprovazione, di scuotere ogni cosa per voler conoscere tutto, furono il commissario di polizia e parecchi dotti a indurmi a parlargli, nel timore di qualche danno alle disposizioni dell’acustica, ecc.
Come può il cittadino Auvray sostenere nella sua critica che la voce dell’Invisibile, quando parla forte, si ode ugualmente in tutte le parti della sala, e che la voce sembra partire dai muri assai più che dai cornetti? Non c’è al mondo che il cittadino Auvray che possa fare una simile supposizione. I cornetti distano dodici e diciotto piedi da ciascun muro; la vibrazione prodotta dalla voce alta dell’Invisibile, partendo dai quattro cornetti a un tempo, si riverbera necessariamente nel salone e produce l’effetto che il cittadino Auvray non ha compreso, e che sono lusingato d’insegnargli.
Ma quando si tratta di ragionare sulle cause tanto e così poco conosciute degli effetti sorprendenti dell’acustica, ci si trova assai imbarazzati, soprattutto quando si ha la pretesa di possedere la scienza infusa e di voler penetrare ogni cosa.
Domanderò dunque al dotto cittadino Auvray perché abbia nascosto al pubblico che, parlando a voce bassa all’Invisibile, essa risponde allo stesso modo, e non è udita che dalle persone che hanno, per così dire, l’orecchio nei padiglioni acustici; perché nasconda che i suoni del pianoforte, che egli ha udito suonare dall’Invisibile, non giungono all’udito che a brevissima distanza dai cornetti; perché non abbia parlato della vista che fa distinguere all’Invisibile gli oggetti che le vengono presentati; perché infine non abbia detto una sola parola del busto parlante, ecc.? È chiedere troppo al cittadino Auvray: egli ha bisogno di un nuovo esame, e lo invito a venire a farlo. (1)
Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 21 giugno 1800 [2 messidoro anno VIII], pp. 3-4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
