La donna invisibile
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Seconda e ultima parola di Auvray a Charles R.
(Vedi il numero del 22 pratile e quello del 2 messidoro.)
Il giornalista che ha la compiacenza di pubblicare le vostre lettere e le mie ha spesso e saggiamente ripetuto che le ingiurie non sono ragioni; non stupitevi dunque se replico soltanto ad alcuni passi della vostra risposta. La vostra pretesa scoperta e il genio che è stato necessario dispiegare per arrivarvi non faranno avanzare di un passo la scienza dell’udito; essa viene, all’incirca duemila anni troppo tardi, a insegnare all’Universo che i sacerdoti pagani facevano parlare i loro idoli soltanto per mezzo di cornetti acustici accuratamente nascosti. Avete torto a chiamare la loro furberia, da voi rinnovata, un esperimento d’invisibilità del corpo umano; bisognerebbe tutt’al più chiamarla: Mezzo per nascondere un corpo umano in un luogo da cui parla e vede senza essere visto, ma non senza essere visibile, il che è ben diverso.
E per essere in-vinto non sei invincibile (Et pour être in-vaincu tu n’es pas invincible).
fa dire un poeta a uno dei suoi personaggi. Voi dite che per rispondere alla mia critica «bisognerebbe che Auvray abbia messo più verità; che abbia una conoscenza più esatta delle leggi dell’acustica.» Io vi dico che quanto più la mia critica sarà cattiva, tanto più vi sarà facile e vantaggioso rispondervi: vi consiglio soltanto di non oltraggiare più la sintassi, per evitare altre dispute con i grammatici. Più avanti aggiungete: «È una menzogna dire che i piedi della balaustra affondano nel pavimento, poiché questo preteso pavimento non esiste, e la barriera poggia interamente sul pavimento.» Che guazzabuglio! il pavimento non esiste, e la barriera poggia sul pavimento! Se le lettere le scrivete voi, degnatevi almeno di leggerle a qualche amico prima di farle stampare... Assicurate che il Commissario di polizia e parecchi dotti vi indussero a vietarmi ogni ricerca. Ho l’onore di essere conosciuto dal cittadino Chazot, commissario; gli parlai nel vostro stesso salone, e gli fate torto dicendo che ha bisogno d’interprete; sa benissimo spiegarsi da sé. Quanto ai dotti di cui citate i nomi giustamente celebri, non ne ho scorto da voi neppure uno; non vi ho visto il fisico Charles, del Louvre, di cui non parlate, e per buone ragioni. Non ho udito alcun mormorio, e non ho visto malumore se non sul viso di uno dei vostri vicini, che fra le altre domande all’Invisibile fece questa: «Signorina, avez-vous déjà z-aimé? [avete già amato?]» Questi sono i vostri dotti, mi do per vinto. Non rispondo ai vostri perché; mi attengo alla mia prima lettera, riguardo al busto isolato come al pallone forato. Vi lascio alle vostre profonde e utili ricerche sulle cause tanto e così poco conosciute dell’acustica. La mia critica e la vostra risposta sono là; chi ha tempo da perdere le accosti, le confronti e giudichi.
Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 23 giugno 1800 [4 messidoro anno VIII], pp. 3-4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
