Farinson, professeur d’acoustique, de la commune de Gonesse

Al redattore.

Gonesse, 5 messidoro.

Avendo il vostro giornale già pubblicato più volte sia le prodezze meravigliose delle Donne invisibili, sia le diverse discussioni sorte riguardo a queste signore, il cui numero sempre crescente ci fa davvero temere che alla fine l’intero bel sesso voglia seguire questa moda, nella quale il nostro perderebbe troppo, spero che vorrete inserire in uno dei vostri prossimi numeri un piccolo aneddoto che potrà fornire nuovi materiali alla storia dell’Invisibilità.

Due Fisici, o sedicenti tali, avendo senza dubbio letto i manifesti assai visibili ai quali gli Invisibili hanno dato occasione da poco tempo, e temendo a quanto pare che, se avessero aperto in seno alla capitale un nuovo teatro d’invisibilità, ci si stancasse di andare a vedere tante cose divenute troppo visibili a forza d’essere invisibili, hanno creduto bene di scegliere la nostra città di Gonesse come luogo dei loro esperimenti.

Alla prima notizia del loro arrivo, tutti i dotti di questo comune, nel novero dei quali si vuole ben annoverare anche me, si radunarono in seduta straordinaria per escogitare il modo di provare ai dotti della capitale che anche noi, al pari di loro, sapremmo scoprire certe crivellature e certi piccoli fori che essi pretendono di aver notato in certe balaustre. Fu dunque deciso che alcuni commissari, ampiamente muniti di fazzoletti piegati, di fogli di carta e di altre provviste indicate da uno dei nostri dotti confratelli, si sarebbero recati sul luogo dello spettacolo per esaminare con cura tutte le tracce visibili dell’Invisibile e stenderne verbale. Quale fu la nostra sorpresa quando, sul manifesto pomposamente decorato, secondo l’uso, del titolo imponente di Nouvelles Expériences sur l’Invisibilité du Corps humain, scritto peraltro in buon francese e senza alcun errore d’ortografia, leggemmo che invece di una Donna invisibile ce ne sarebbero state sei nello stesso appartamento, dove non si sarebbero viste né balaustre, né globo di cristallo, né cornetti acustici, in una parola nessuna specie di apparato. Senza pretendere di essere sei volte più istruiti dei nostri confratelli parigini, crediamo di aver diritto di concludere, con la sola regola della moltiplicazione, che se i nostri fisici manterranno la promessa, saranno sei volte più istruiti di quelli della capitale; e proprio per questo la nostra impazienza e la nostra curiosità diventano sei volte più vive. — Sei Donne invisibili insieme e niente cornetti, si ripeteva per tutta la città; ed è a Gonesse che si vede una cosa simile!...

All’ora indicata si accorre in folla allo spettacolo meraviglioso; gli sportelli bastano appena per tutti quelli che chiedono biglietti; i nostri deputati sono i primi a penetrare nel recesso misterioso: sentono in effetti sei voci distintissime e non vedono assolutamente nessuno; bisogna convenire, a dire il vero, che tutte le porte e le finestre erano ermeticamente chiuse e che nell’appartamento non c’era alcuna luce. Si grida alla bricconata; si sostiene che, perché l’invisibilità sia di buona lega, bisogna vederci chiaro: i fisici compaiono e adducono a loro difesa che, poiché l’invisibilità non consiste più nel non essere visibile, ma soltanto nel non essere visto, essi hanno mantenuto la promessa assai meglio dei loro rivali, avendo prodotto lo stesso effetto senza impiegare lo stesso apparato.

I nostri deputati ritornano e ci sottopongono il caso: dopo maturo esame, dichiariamo umilmente di essere incompetenti a giudicare una proposizione che tenderebbe nientemeno che a provare che, per rendere invisibile il mondo intero, basta chiudere gli occhi; invitiamo dunque i nostri confratelli a prendere in considerazione questa importante questione e a incaricare alcuni grammatici istruiti di dare della parola invisibilità una definizione tanto chiara che d’ora in poi non vi possano più essere equivoci in proposito.

Salute e fratellanza,

P. S. In attesa della decisione che sollecitiamo, tratteniamo qui i due fisici e le sei Donne invisibili, che facciamo provvisoriamente sorvegliare a vista.

  Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 27 giugno 1800 [8 messidoro anno VIII], p. 4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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