Ex. de St.-Hilaire.

Al redattore del Courrier des spectacles

Esco poco di casa, ma in compenso leggo tutti i giornali, e ne vedo pochi che siano più imparziali e più solleciti del vostro nel rendere omaggio al talento degli artisti, e soprattutto nell’incoraggiarli. Questa verità mi induce a reclamarvi un piccolo spazio per dire due parole sul piacere che mi ha procurato una seduta del fisico Robertson. Da quando ho raggiunto la sessantina non frequento più gli spettacoli, e fu, per così dire, quasi a forza che mi lasciai sedurre e trascinare dalla mia famiglia in fondo al chiostro dove abita il fisico Robertson. Quel giorno la compagnia era numerosa; vi si trovavano riuniti gli ambasciatori di Svezia e d’Olanda. Quante idee, quante sensazioni diverse fanno nascere questo concorso di persone e questa folla di oggetti esposti alla vista! Tutto vi richiama l’attenzione: qui, storia naturale, le anguille di Necdham o insetti vivi; là, quadri anamorfici, specchi di ogni forma, vedute interessanti, invisibili che parlano otto lingue diverse; aggiungete a ciò il cittadino Fitz-James, che rallegra la compagnia con l’imitazione perfetta di una società popolare, e illusioni di voce che stupiscono le persone più istruite. Infine, a tutto ciò succede la fantasmagoria: è il regno del silenzio e del raccoglimento. Il suo aspetto incute rispetto; una luce pallida, incerta, lascia intravedere gli attributi del Tempo. Amo molto i contrasti, e questo mi ha colpito. Si lascia un salotto allegro e vivamente illuminato per prendere posto in mezzo alle catacombe. Il libro dei destini si apre e, ai suoni celesti e divini dell’armonica, le ombre volteggiano e si perdono nello spazio. Fra le diverse apparizioni si nota la Discordia che getta la mela alla più bella; il frutto parte e vola con tale rapidità che si crede di poterlo afferrare: ma non è che un’ombra vana. Un’idea anacreontica che eclissa tutti gli oggetti presentati in questo misterioso spettacolo è il Caos districato dall’Amore. I venti si levano e si agitano; i lampi solcano il Cielo; il tuono rimbomba; il fuoco, l’acqua, le nubi, la grandine, tutto è nella confusione: l’Amore appare, e alcune scintille sfuggite dalla sua fiaccola cadono su una tomba; all’istante essa crolla, e due amanti abbracciati escono dalle rovine. La scelta di queste scene allegoriche e la loro esecuzione fanno onore al gusto del fisico Robertson, che da lungo tempo mi pare in possesso dell’arte di piacere al pubblico, per il suo talento e la sua modestia.

  Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 12 marzo 1801, p. 3. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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