La Ragazza invisibile

Uno spettacolo del medesimo genere è stato presentato ai nostri giorni sotto il nome di Ragazza invisibile; e poiché il meccanismo impiegato era estremamente ingegnoso, e ben adatto a dare un’idea di questa classe di inganni, ne daremo una descrizione particolareggiata.

Il congegno, quale fu costruito dal signor Charles, è mostrato in prospettiva nella fig. 37, e in pianta nella fig. 38. I quattro montanti verticali A, A, A, A, sono uniti in alto da una traversa B, B, e da due traverse simili in basso. Quattro fili ricurvi a, a, a, a, partivano dalla sommità di questi montanti e terminavano in c. Una sfera cava di rame M, di circa un piede di diametro, era sospesa a questi fili per mezzo di quattro sottili nastri b, b, b, b, e nella sfera di rame erano fissate le estremità di quattro trombe T, T, T, T, con le bocche rivolte all’esterno.

L’apparato ora descritto era tutto ciò che era visibile allo spettatore; e benché fissato in un punto, aveva l’aspetto di un congegno a sé stante, che avrebbe potuto occupare qualunque altra parte della sala. Quando l’espositore invitava uno degli spettatori a proporre una domanda, questi lo faceva parlando dentro una delle trombe in T. Da tutte le trombe veniva allora restituita una risposta appropriata, e il suono ne usciva con intensità sufficiente a essere udito da un orecchio accostato a una qualunque di esse, eppure era così debole che sembrava provenire da una persona di statura minuscola. Si supponeva quindi che il suono venisse da una ragazza invisibile, sebbene chi parlava realmente fosse una donna adulta. La dama invisibile conversava in diverse lingue, cantava in modo incantevole e faceva le osservazioni più vivaci e pertinenti sulle persone presenti nella sala.

Questo spettacolo era evidentemente assai più meraviglioso delle teste parlanti che abbiamo descritto, poiché queste comunicavano invariabilmente con una parete, o con un piedistallo attraverso il quale si potevano far passare tubi nella stanza vicina. Ma la sfera M e le sue trombe non comunicavano con nulla attraverso cui il suono potesse essere trasmesso. Lo spettatore si accertava con un esame che i nastri b, b, erano veri nastri, che non nascondevano nulla e non potevano trasmettere alcun suono; e poiché non immaginava mai che l’ordinaria intelaiatura A B potesse avere altra funzione oltre a quella apparente di sostenere la sfera M e di proteggerla dagli spettatori, egli restava in totale stupore circa l’origine del suono, e la sua sorpresa era accresciuta dalla differenza tra i suoni emessi e quelli della voce ordinaria.

Benché gli spettatori fossero così ingannati dal loro stesso ragionamento, il procedimento dell’inganno era tuttavia assai semplice. In due delle traverse orizzontali A, A, fig. 38, di fronte alle bocche delle trombe T, c’era un’apertura comunicante con un condotto o tubo che andava al montante verticale B e, discendendo lungo di esso, come si vede in T A A, fig. 39, passava sotto il pavimento f f nella direzione p, p, ed entrava nella stanza N, dove sedeva la dama invisibile. Sul lato del tramezzo, all’incirca in h, c’era un piccolo foro attraverso il quale la dama vedeva ciò che accadeva nella sala dello spettacolo, e senza dubbio le venivano fatte comunicazioni mediante segnali dalla persona che assisteva alla macchina. Quando uno degli spettatori poneva una domanda parlando dentro una delle trombe T, il suono veniva riflesso dalla bocca della tromba verso l’apertura in A, nella traversa orizzontale, fig. 38, ed era trasmesso distintamente lungo il tubo chiuso nella stanza N. Allo stesso modo la risposta usciva dall’apertura A e, venendo riflessa dalla tromba verso l’orecchio dello spettatore, questi udiva i suoni con quel mutamento di carattere che essi assumono quando vengono trasmessi attraverso un tubo e poi riflessi verso l’orecchio.

La sorpresa degli uditori era grandemente accresciuta dalla circostanza che veniva data risposta anche a domande poste sottovoce, e inoltre dalla convinzione che nessuno, se non una persona in mezzo al pubblico, potesse osservare le circostanze cui la figura invisibile faceva spesso allusione.

  Fonte Brewster, David, Letters on Natural Magic, addressed to Sir Walter Scott, Bart., 1834, pp. 161-164. Traduzione italiana dall’inglese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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