La donna invisibile
/ G. C.
Lettera di un corrispondente sull’esibizione della Ragazza invisibile
Al signor NICHOLSON.
Signore, Bristol, gen. 9, 1807.
IL resoconto del vostro corrispondente X. sul modo in cui la Ragazza invisibile divertiva il pubblico dei perdigiorno concorda esattamente con uno che inviai al signor Walker, di Conduit Street, circa due anni fa, salvo che X. sembra non essere riuscito, come non vi riuscii io, a scoprire il modo in cui ella vedeva gli astanti; poiché non ci si può accontentare di sentirsi dire che “un piccolo foro chiuso con un vetro è lasciato attraverso “il condotto e la parete laterale della stanza”; avendo io esaminato con cura la stanza di quella esibita a Bristol, e accertato che non poteva esservi una tale apertura. Inoltre, sappiamo che per vedere attraverso un foro molto piccolo il divisorio deve essere sottile quasi quanto un foglio di carta, e un foro attraverso un condotto e una parete laterale avrebbe dovuto essere molto lungo, anzi troppo lungo per vedervi attraverso delle persone. Poiché il mio amico non rispose mai a quella lettera, conclusi che o dubitava che il mio resoconto fosse quello vero, o non sapeva spiegare in modo soddisfacente come si ottenesse la vista degli astanti all’esibizione di Charles; benché non avrebbe tardato molto a inventare qualche espediente, se ne fosse valsa la pena.
In verità, pensando che potesse nuocere agli innocui espositori o diminuire il divertimento del pubblico, chiesi che quel resoconto non fosse pubblicato, se non quando fosse necessario per impedire che del trucco si facessero usi superstiziosi; e, dopo tutto, con tutte queste scoperte, quando sono rese pubbliche, perdiamo molto piacere innocente, come ricordo bene che accadde quando il signor Thickness svelò alcune esibizioni di questo genere. Quella che vidi a Bristol e a Bath aveva una ringhiera smontabile con otto gambe; sette delle quali l’operatore spostava sempre dal loro posto per stornare i sospetti, ma l’ottava la trovai sempre fissata in modo inamovibile, ed era sempre la gamba rivolta verso lo stanzino dove sedeva la signora che ci guidava. Anche la sua ringhiera era rivestita, di fronte alle bocche delle trombe, di carta colorata; ma si poteva sentire la vibrazione sui fori quando qualcuno rispondeva, e le mani della gente li avevano un poco incavati con pressioni accidentali. Quanto a una piccola camera ottica, non credo che sia mai stata usata qui, né che fosse affatto necessaria alla signora, poiché una iarda di tubo con una bocca a tromba sarebbe bastato a ogni scopo: tuttavia, poiché vi siete preso la briga di soddisfare la curiosità generale in maniera così generosa, scusatemi se chiedo al vostro corrispondente di completare lo strumento rivelando ciò che sa effettivamente del modo di ottenere una visione completa per riflessione diretta o indiretta; restando sempre,
Signore, vostro,
G. C.
P.S. Avete omesso tre lettere nel diagramma delle linee prospettiche.
Fonte G. C., “Letter from a Correspondent, on the Exhibition of the Invisible Girl”, A Journal of Natural Philosophy, Chemistry, and the Arts, 1807, pp. 119-120. Traduzione italiana dall’inglese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
