N. N. al signor Nicholson

Londra, gennaio 1807.

Non mi risulta che alcuno abbia spiegato l’esperimento acustico della donna invisibile, con cui il signor Charles, e molti altri dopo di lui, fecero tanto rumore a Londra. Il meccanismo di essa, di cui le invio la figura, non mi è stato svelato dal Dimostratore stesso, il quale, come ella sa, lo custodisce con la massima segretezza: imparai a conoscerlo dalle lezioni di fisica tenute in Chancery-Lane dal signor Millington, alle quali ebbi l’opportunità di assistere. L’esperimento di quest’ultimo riuscì alla perfezione; e lo trovai così conforme a quello della donna invisibile che non mi resta più alcun dubbio che l’uno sia la medesima cosa dell’altro.

Tutto l’apparato, quale si presenta entrando nella sala, consiste (fig. 1) in un telaio di mogano, che somiglia in qualche modo a una lettiera, sostenuto agli angoli da quattro montanti perpendicolari a a a a, alti circa un piede, uniti per maggiore solidità in alto e in basso da assicelle di legno messe di traverso. I quattro montanti poggiano direttamente sul pavimento. Dalla sommità di ciascuno sorge un grosso filo d’ottone ricurvo; questi fili, riuniti insieme sopra il centro del telaio, formano una corona o altro ornamento. Da essi pende, sospesa a quattro piccoli nastri, una sfera cava di rame di un piede di diametro, disposta in modo che il suo centro corrisponda esattamente al centro del telaio. Non v’è dunque da sospettare che un tubo possa collegare la sfera al telaio.

In questa sfera dovrebbe dimorare l’essere invisibile: almeno la voce che si ascolta sembra provenire dal suo stesso interno. Le quattro trombe parlanti, innestate orizzontalmente nella sfera e dirette verso il telaio, come si vede in d d d d fig. 2, servono a rinforzare la voce, che altrimenti sarebbe debolissima. L’apertura esterna di queste trombe dista circa mezzo pollice dalle traverse di legno.

Per interrogare la donna invisibile bisogna parlare dentro una delle trombe. Subito segue la risposta in tutte e quattro, abbastanza sonora da udirsi chiaramente accostando l’orecchio a una di esse. La voce è così lontana e debole che sembra provenire da un essere piccolissimo.

Il Dimostratore può variare l’esperimento, facendo rispondere in lingue diverse alle domande poste, ricambiare baci, far sentire il fiato, oppure far ascoltare il canto dell’essere parlante, il fortepiano e simili.

Dalla descrizione dell’apparato e dal modo in cui si esegue l’esperimento si ricava che questa nuova macchina consiste in una piccola aggiunta fatta ai notissimi busti parlanti. In questi pare che la voce nasca nella bocca del busto, perché il compagno del Dimostratore, alle domande sussurrate dai curiosi all’orecchio della figura (le quali giungono a lui per mezzo di un tubo che da quello stesso orecchio va ad aprirsi nella camera attigua, dove egli sta nascosto), risponde per un altro tubo che, attraversando la parete, si apre direttamente nella bocca del busto stesso; mentre nella donna invisibile è l’eco artificiale prodotta dalle trombe parlanti che inverte la direzione originaria del suono e fa sì che esso sembri provenire dall’interno della sfera.

La fig. 3 rappresenta tutto l’apparato necessario. Lungo uno dei montanti b b del telaio, fino alla metà dell’assicella trasversale, corre un tubo che va ad aprirsi di fronte al centro di una delle trombe parlanti. Lì sono praticate scanalature e intagli per nascondere questa piccolissima apertura.  (1)  L’altra estremità del tubo si prolunga in una cannula di stagno, larga mezzo pollice, p p, la quale attraversa la parete, corre sotto il pavimento  (2)  e si apre in un cassone di legno d’abete, simile in qualche modo a un imbuto rovesciato, grande abbastanza da contenere comodamente il fortepiano e la persona d’intesa con il Dimostratore. Quanto si pronuncia all’apertura della tromba si propaga chiaramente lungo la cannula fino alla persona seduta nel cassone; e viceversa, accostando l’orecchio all’apertura della tromba, e non altrove, si ascoltano le risposte, il canto, il suono del fortepiano, come se tutto provenisse dall’interno della sfera. Nella parete della camera e del cassone c’è un piccolo foro chiuso da un vetro (w), attraverso il quale la persona può osservare quanto accade nella camera e regolare di conseguenza le risposte.  (3) 

  Fonte N.N., Spiegazione della Donna Invisibile del Sig. Rouy. Con figure, 1808, pp. 3-7. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

Note

1. (1) Oltre a questo artificio, nella macchina del signor Rouy vi è una grata d’ottone che sovrasta tale apertura. Egli aggiunge inoltre il garbato divieto ai curiosi di profanare con le mani il suo misterioso meccanismo. Una delle trombe è assicurata con un filo alla traversa corrispondente, affinché, nel mostrare l’apparato agli spettatori, non accada che, scostata troppo dalla traversa, si scopra l’orifizio del condotto coperto dalla tromba stessa.
2. (2) Il signor Rouy ha stimato i milanesi così sciocchi da non credere nemmeno necessario rinviare lo spettacolo finché non si fossero asciugati i mattoni del pavimento della sala sotto il quale ha fatto passare il condotto della voce della sua Donzella invisibile.
3. (3) Vedi gli Annalen der Physik di Gilbert, tomo 21, fasc. 1.

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