Torino magica
/ Mariano Tomatis
B come Brodo mitologico
Il secondo articolo della serie prende il Santo Graal come perno narrativo: secondo Giuditta Dembech, la reliquia sarebbe nascosta a Torino, ma il luogo esatto resterebbe leggibile solo attraverso una trama di indizi simbolici disseminati sulle statue e sui monumenti cittadini. Questo annuncio introduce una miscela densa di simboli, indizi e rimandi arcani, fatti ribollire fino a creare un impasto narrativo progettato più per suggerire un accesso riservato che per offrire informazioni precise.
Nel contesto di un quotidiano a larga diffusione, l’annuncio di un dato archeologico tanto sensazionale produce un cortocircuito: l’articolo titilla la curiosità e lascia intravedere l’esistenza di un sapere nascosto, ma al momento decisivo trattiene l’informazione cruciale. La promessa di un disvelamento non è mantenuta perché il vero messaggio non riguarda il Graal in sé ma la gerarchia che lo circonda: esiste un’élite che conosce il segreto ma tu non ne fai parte.
La cronista fa esplicito riferimento a un «giro magico», una cerchia ristretta di persone che avrebbero accesso ai significati nascosti delle pietre e dei segni. La distinzione tra costoro e la massa esclusa riprende uno dei cardini dell’esoterismo reazionario del Novecento: l’idea che esistano individui superiori per natura, capaci di cogliere verità che agli altri restano precluse, e per questo legittimati a comandare.
Il ricorso al Graal accentua questa gerarchia. Presentare la reliquia come fulcro magico della città non fa che riproporre un immaginario intriso di sangue puro e dinastie sacre, lo stesso che ha alimentato le fantasie dei nazisti e le mitologie ultrareazionarie del Novecento. In questo quadro, vedere i segni della coppa sulle rive del Po diventa un meccanismo di gatekeeping: chi coglie gli indizi appartiene all’élite, chi non li riconosce resta escluso. La mappa simbolica tracciata da Dembech anticipa persino il futuro “rito dell’ampolla con l’acqua del Po” caro a Umberto Bossi, mostrando quanto questo repertorio si presti a fornire basi mitiche a ideologie identitarie e razzializzanti, che la Lega delle origini userà per rivendicare una presunta superiorità etnica e territoriale.
A completare il quadro, la cronista segnala alcuni episodi soprannaturali degli Anni Cinquanta: ombre e apparizioni nella chiesa della Gran Madre di Dio indicano una perfetta continuità tra passato e presente; il mistero non appartiene soltanto alla storia remota ma continua a manifestarsi nel presente, a patto di saperlo vedere. Il brodo mitologico di Dembech non mira dunque a spiegare Torino ma a ordinarla secondo una gerarchia spirituale rigida: la «città magica» si chiude attorno ai suoi presunti interpreti, rafforzando l’idea che il potere appartenga a chi possiede le chiavi del sacro.
L’articolo originale
Giuditta Dembech, “È alla Gran Madre il segreto del Graal”, episodio 2, Stampa Sera, 14 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )
