Mariano Tomatis

C come Catabasi

Il terzo articolo della serie è la discesa agli inferi di un quartiere popolare che prende avvio da un episodio ottocentesco: al centro c’è la figura di un «mago nero» capace di soggiogare le ragazze grazie al suo presunto potere magnetico. Secondo il racconto, l’uomo sarebbe stato trovato orrendamente decapitato, un omicidio che le autorità dell’epoca avrebbero definito «delitto extraumano», come se la violenza estrema potesse essere spiegata solo invocando il soprannaturale. Come sfondo, il vicolo Tre Galline: un dedalo povero e degradato che l’articolo trasforma in un crogiolo di energie oscure, un luogo in cui la presenza del maligno continuerebbe a manifestarsi ancora oggi.

L’immaginario della “magia nera” viene declinato in chiave maschiocentrica: il potere occulto è presentato come mezzo per ottenere privilegi personali e accesso alle donne. Il genere femminile non appare mai come soggetto ma come risorsa da usare o vittima da manipolare. Nell’intreccio tra soprannaturale e cronaca nera, la violenza sessuale non è trattata come fatto sociale radicato in rapporti di potere ma come episodio eccezionale reso possibile da facoltà paranormali. L’abuso diventa così un elemento di colore utile a costruire la leggenda del «mago nero», non un’occasione per interrogare le dinamiche concrete che lo rendono possibile.

Il teatro delle violenze, all’epoca abitato da famiglie proletarie e segnato da miseria e marginalità, viene trasformato in un santuario della negatività, una «zona accentratrice di energia» che rende naturale associare la povertà a un’aura malefica. Qui l’immaginario dell’orrore funziona come dispositivo di classe: invece di leggere il quartiere attraverso le condizioni materiali dei suoi abitanti, l’articolo lo racconta come luogo pericoloso in quanto indecoroso. Le disuguaglianze non vengono analizzate ma moralizzate: la povertà diventa una colpa che si manifesta come energia oscura.

L’idea stessa di «delitto extraumano» serve a costruire il vicolo come un territorio dove l’ordine civile può essere messo tra parentesi: l’aura diabolica del luogo autorizza l’eccezione, e se la violenza viene descritta come “non umana”, diventa plausibile che le istituzioni rispondano con misure repressive altrettanto eccezionali.

L’effetto generale è chiaro: il racconto usa il soprannaturale per tracciare una mappa simbolica che contrappone le zone benestanti ai quartieri popolari, trasformando questi ultimi in emblema di ciò che la città vuole tenere a distanza.

L’articolo originale

Nevio Boni, “Ucciso dal maligno”, episodio 3, Stampa Sera, 16 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )

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