Torino magica
/ Mariano Tomatis
D come Distinzione sociale
Il quarto articolo ruota attorno alla figura di Bianca Capone Ferrari, presentata come studiosa dell’occulto e figura di riferimento di un piccolo gruppo di ricerca. Il pezzo insiste sui segni dell’agio borghese (casa elegante in precollina, arredi di pregio, figlie all’università) ma subito precisa che la donna non appartiene alla borghesia cafona incarnata dai cliché mondani delle vacanze ad Alassio e al Sestriere. La strategia serve a costruire un modello di borghesia colta perché impegnata sui temi dell’esoterismo, distinta tanto dal popolo quanto dalla versione più volgare e consumista dei ceti medio-alti.
Con una precisione non lasciata al caso, viene indicato l’esatto indirizzo della signora: via Morazzone 16, nel quartiere borghese di Madonna del Pilone. Questo dettaglio funziona come polo luminoso di una mappa simbolica che oppone la rispettabilità dei ceti alti all’oscurità dei vicoli popolari evocati nell’articolo precedente. La magia bianca e la magia nera si distribuiscono così sulle zone della città: secondo la logica reazionaria della serie, il mistero “buono” abita i quartieri benestanti mentre quello “cattivo” si annida nei luoghi degradati.
Secondo Nevio Boni, la cerchia dei «maghi bianchi» funziona come un canale parallelo a cui la città affida ansie e fratture quotidiane. L’immaginario esoterico finisce così per sostituire gli strumenti sociali reali: la responsabilità collettiva arretra e la gestione del malessere viene delegata a figure informali che offrono rituali e consulti a pagamento. Ne deriva un dispositivo di distinzione che agisce in modo diseguale: i ceti borghesi possono ricorrere a questi percorsi “alternativi”, mentre chi non dispone di risorse o reti solide si ritrova più esposto al vuoto lasciato dallo smantellamento del supporto pubblico.
L’articolo originale
Nevio Boni, “Nel segreto della città esorcismi e tanti medium”, episodio 4, Stampa Sera, 18 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )
