Torino magica
/ Mariano Tomatis
E come Esorcismi
Il quinto articolo introduce nella Torino magica la dimensione della religione istituzionale. Nevio Boni racconta le attività dell’esorcista Padre Alfredo Gattoni, la cui autorevolezza permette di saldare in un unico quadro il paranormale e la Chiesa. Poiché la magia rischia sempre di essere associata al folklore e alla superstizione popolare, qui la voce di un gesuita le fornisce una legittimità ufficiale, presentando la Torino cattolica e la Torino magica come le due facce di una stessa medaglia.
La cornice della lotta contro il demonio riscrive la sofferenza individuale come fenomeno soprannaturale. Le diagnosi mediche vengono evocate solo per essere presto accantonate; disturbi psichici e fragilità emotive diventano segnali di entità sovrannaturali. Bambini che bestemmiano, anziani che compiono salti, donne che vomitano oggetti impossibili: il disagio mentale è trasformato in spettacolo, oscillando fra le estetiche dei freak show e del grand guignol. Quando l’unica chiave interpretativa ammessa è l’assedio del Maligno, scompare ogni possibilità di leggere le vite delle persone attraverso categorie sociali, psicologiche o cliniche.
La città stessa resta impigliata nel racconto dell’esorcista torinese. Le “case infestate”, gli armadi che volano, i telefoni che squillano da soli, la villa sulla collina che perfino Rol avrebbe temuto: la metropoli industriale degli Anni Settanta si dissolve in una topografia di presenze e infestazioni che affida il senso della città non a un confronto collettivo ma a una ristretta élite di interpreti. Così l’articolo aggiunge all’impianto della serie l’imprimatur della religione: se finora comparivano cerchie iniziatiche, genealogie inventate e luoghi carichi di poteri arcani, ora interviene la Chiesa come garante ultimo del soprannaturale. Il risultato è un sistema chiuso in cui tutto converge verso la stessa conclusione: Torino sarebbe attraversata da una battaglia invisibile che solo pochi possono vedere e decifrare, mentre la vita quotidiana e le sue complessità vengono espulse dal quadro, sostituite da un ordine simbolico che mette in ombra tutto il resto.
L’articolo originale
Nevio Boni, “Gesuita di professione esorcista”, episodio 5, Stampa Sera, 20 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )
