Mariano Tomatis

G come Gerarchie disciplinari

Il settimo articolo porta la Torino magica dentro un vero e proprio teatro dell’obbedienza. Giuditta Dembech racconta la sua visita presso un gruppo esoterico che si definisce «esseno», descrivendo un protocollo di ingresso in cui ogni gesto (dalla benda al silenzio che le vengono imposti, dai tragitti disorientanti ai cappucci dei suoi interlocutori) è progettato per mettere alla prova la sua disponibilità a seguire regole rigide senza fare domande. Tutto rimanda a un’estetica deliberatamente teatrale, simile a quella che Stanley Kubrick metterà in scena in Eyes Wide Shut (1999). La cronista presenta questo apparato come perfettamente naturale, come se l’accesso a un sapere “superiore” implicasse sempre la rinuncia alla propria autonomia critica.

Nel riportare l’intervista agli Esseni, nessuna delle affermazioni del gruppo è sottoposta a verifica: chi legge è invitato ad assumere la stessa passività, sospendendo ogni giudizio e accettando le parole di un’autorità che non prevede repliche o contestazioni. In quel quadro, la “vera” conoscenza rifugge dal dubbio e incoraggia l’adesione a una gerarchia che pretende di legittimarsi da sé.

La dottrina delle «forme pensiero» occupa l’ultima parte dell’articolo: secondo gli Esseni, esisterebbero energie benefiche che alcuni iniziati invierebbero «a distanza», senza che le persone coinvolte ne siano consapevoli. È un modello esplicitamente paternalista, fondato sull’idea che un’élite invisibile sappia cosa è bene per tutti e possa intervenire sulle vite altrui senza alcun consenso. A questo si affianca una selezione severissima: il gruppo afferma che, tra cento persone che chiedono di essere ammesse, solo una avrebbe le qualità necessarie per essere “risvegliata”. L’insegnamento occulto non è quindi un percorso aperto ma un sistema chiuso, che distribuisce il privilegio in modo selettivo e incontestabile.

L’intervento dall’alto e questa selezione arbitraria rivelano un meccanismo che si può definire “darwinismo spirituale”: una gerarchia iniziatica che presenta la disuguaglianza come naturale e ineluttabile, autorizzando i pochi prescelti a filtrare gli accessi e a incidere sulle esistenze degli altri. Ma che cos’è il darwinismo spirituale se non una variante esoterica della logica che regola i rapporti di potere nella Torino industriale degli Anni Settanta? Nel tempio come in fabbrica, ciascuno deve accettare il proprio posto nella scala gerarchica e obbedire alle regole fissate dall’alto. La disciplina mistica proposta dagli Esseni e quella produttiva imposta negli stabilimenti rispondono alla medesima logica dell’adattamento: disinnescare il conflitto, scoraggiare ogni messa in discussione e presentare l’obbedienza come l’unica via possibile.

Un immaginario magico che plasma non per emancipare ma per addestrare sudditi.

L’articolo originale

Giuditta Dembeck, “Gli Esseni sono tra noi”, episodio 7, Stampa Sera, 25 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )

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