Torino magica
/ Mariano Tomatis
H come Healing mentale
L’ottavo articolo si apre con domande altissime sul destino dell’anima e sulla libertà umana, ma subito ci riporta a terra, a Torino, nelle mani di un ingegnere dell’Enel. È il classico colpo di scena della serie: non serve viaggiare in Oriente o consultare maestri leggendari, perché la risposta all’enigma dell’esistenza abita a Pino Torinese, in via Montcervet 3. La magia diventa domestica, quotidiana, incarnata nel vicino di casa: Roberto Favro lavora otto ore al giorno e, secondo la cronista, può diagnosticare malattie a distanza, trasmettere energia curativa e proiettare la mente fuori dal corpo.
La forza dell’articolo sta nell’accostare all’aura soprannaturale un linguaggio pseudoscientifico di grande presa negli anni Settanta: onde che si esprimono con le lettere greche, stati alterati di coscienza e riferimenti al Mind Control. L’ingegnere diventa così una figura-ponte: abbastanza tecnico da risultare affidabile, abbastanza “sensitivo” da incarnare l’eccezionalità, residente in una delle zone più agiate della cintura. La sua autorevolezza deriva anche dall’aura di benessere proiettata dal dettaglio geografico.
Nevio Boni non mette mai in dubbio le affermazioni di Favro: non chiede verifiche, non cita controlli indipendenti, non problematizza il rischio di sostituire cure reali con miraggi energetici. Nel racconto dell’ingegnere, inoltre, la guarigione non si delega più a un percorso medico, né è un diritto garantito, ma un risultato che dipende dalla capacità della singola persona di entrare «nel giusto stato cerebrale». Ma se la salute dipende dalla mente, allora la malattia diventa colpa di chi non sa controllarla. Questo fa scomparire dal discorso tutte le cause materiali che incidono realmente sul benessere – dall’inquinamento allo stress per i ritmi di fabbrica, dalla scarsa sicurezza sul lavoro alle condizioni abitative – e l’intera responsabilità ricade sul singolo.
Trasformare la salute in un fenomeno magico, facendo appello al linguaggio sedicente neutrale della scienza, consente di ignorare le rivendicazioni collettive e ricondurre ogni disagio allo sforzo (o alla debolezza) della singola persona: la città industriale e le sue contraddizioni restano nell’ombra e la sofferenza diventa un difetto interiore da correggere attraverso tecniche mentali.
L’articolo originale
Nevio Boni, “C’è chi fa diagnosi a distanza con l’occhio extrasensoriale”, episodio 8, Stampa Sera, 27 febbraio 1978. (Fonte: archive.org, )
