Mariano Tomatis

J come Jung nel sotto-sopra

Il decimo articolo aggiunge un tassello decisivo alla mitologia della Torino magica: la convinzione che esista un sotto-sopra di Torino à la Stranger Things, un luogo nascosto da cui si sprigionano poteri arcani. Le «grotte alchemiche» descritte da Bardato Bardati sono presentate come camere sotterranee in cui si potrebbe «entrare per caso» ma che restano negate ai profani. In quelle cavità, secondo l’alchimista, si accede a livelli progressivi di dominio: la soglia ultima è la conquista del controllo mentale di tutto ciò che sta in superficie. Giuditta Dembech sospende ogni prudenza, accogliendo il linguaggio ermetico dell’alchimista senza mai chiedergli di chiarire ciò che afferma. Nonostante il contesto divulgativo, l’opacità non appare come un limite ma come un valore: più le parole sono oscure, più sembrano autorevoli.

Questo immaginario sotterraneo è sorprendentemente vicino alle intuizioni di Jung, che vedeva in cavità e grotte il simbolo materiale dell’inconscio collettivo, il luogo dove si deposita ciò che la coscienza rimuove. In questo senso, l’articolo offre involontariamente un esempio perfetto: le grotte diventano il contenitore in cui far confluire pulsioni, paure e desideri della città industriale. Ma mentre per Jung la discesa nell’inconscio poteva avere una funzione trasformativa, qui l’accesso alle profondità funge da strumento di esclusione: pochi possono scendere, tutti gli altri devono restare in superficie.

Collocare gli ingressi delle grotte nei pressi del Palazzo – e non nei quartieri popolari – non è un dettaglio lasciato al caso. Significa ribadire la mappa di una città in cui i poteri occulti restano saldati ai poteri visibili, lasciando fuori le periferie dove vive la classe operaia. Letta attraverso Jung, questa Torino sotterranea non è una semplice trovata narrativa: è il volto rovesciato di una città industriale che preferisce nascondere sotto il tappeto le proprie tensioni invece di affrontarle. È l’inconscio della città messo in scena, ma trasformato in gerarchia invece che in occasione di cura.

L’articolo originale

Giuditta Dembech, “L’oro nelle ’grotte’ di Torino”, episodio 10, Stampa Sera, 4 marzo 1978. (Fonte: archive.org, )

Tutto il materiale di questo sito è distribuito con Licenza Creative Commons BY-NC-SA 4.0