Mariano Tomatis

L come Latente

Il dodicesimo articolo ruota attorno all’idea che ogni persona custodisca facoltà latenti, capaci di emergere solo rinunciando alla razionalità e lasciando agire il corpo in modo spontaneo. Dopo l’ingegnere Favro, la serie propone un secondo ingegnere – Enrico Tomasetti – come depositario di una tecnica in grado di liberare queste potenzialità: una ginnastica intuitiva che trasformerebbe la mano in strumento terapeutico e l’inconscio in fonte di diagnosi e guarigioni. È una ripresa novecentesca del magnetismo di Mesmer, convertito in ginnastica spontanea.

Ma l’enfasi sul potere latente non mira ad alcuna emancipazione: come nel caso di Favro, il racconto sposta il peso della sofferenza sull’individuo, sollevando la città dalle responsabilità legate all’accesso alle cure. Mentre annuncia di portare alla luce ciò che è latente nel corpo, il testo di Gian Piero Bona occulta la strategia latente nel progetto di «Torino città magica»: l’uso del paranormale per rafforzare una visione rigidamente individualizzante della malattia e della guarigione.

L’articolo originale

Gian Piero Bona, “Curava l’anima con le mani”, episodio 12, Stampa Sera, 11 marzo 1978. (Fonte: archive.org, )

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