Torino magica
/ Mariano Tomatis
O come Opera Massonica
Il quindicesimo articolo dedica alla Fontana Angelica – un sontuoso monumento nel cuore della città di Torino – un’interpretazione costruita su due livelli: quello “essoterico”, destinato a tutti, in cui le statue rappresentano le quattro stagioni, e quello “esoterico”, riservato a chi saprebbe cogliere un messaggio di stampo massonico. È il binarismo tipico di Giuditta Dembech, che in ogni puntata dispone su opposte barricate il pubblico ingenuo da un lato, gli iniziati dall’altro.
Ma qui il gioco simbolico rivela un tratto più profondo. L’invocazione dell’Opera massonica è un modo per evocare un potere invisibile e coeso che tutto vede e tutto decide. La Massoneria è il doppio occulto di un’autorità ben più concreta, che in quegli anni struttura la vita torinese: la dirigenza Fiat. L’inaccessibilità dei “segni nascosti” della fontana rispecchia quella delle stanze dove si prendono le decisioni industriali; l’idea delle colonne d’Ercole come soglia che non si può varcare ricalca le divisioni tra vertici e manodopera.
La Massoneria narrata da Dembech funziona come una metafora politica non dichiarata: uno specchio che riflette, sul piano del mito, le stesse asimmetrie che governano la città reale. In una città dove i simbolismi massonici non mancano (tra i più espliciti, l’obelisco di largo Marconi), la lettura simbolica della fontana è poco più di un pretesto: Dembech non cerca fonti o documenti che colleghino il finanziatore Paolo Bajnotti e lo scultore Giovanni Riva alle logge dell’epoca, perché ciò che davvero conta è cristallizzare un immaginario di potere che nel 1978 appare urgente ribadire in ogni possibile forma.
L’articolo originale
Giuditta Dembech, “Fontana Angelica segreti massoni”, episodio 15, Stampa Sera, 21 marzo 1978. (Fonte: archive.org, )
