Mariano Tomatis

Q come Quadrante zodiacale

Il diciassettesimo articolo propone di leggere Torino come un organismo dotato di un proprio tema natale. L’astrologo Enrico Castiglioni assume come data di nascita il 7 febbraio 1563, momento dell’ingresso della città fra i capoluoghi sabaudi, e sovrappone la carta zodiacale alla mappa urbana. Da questo incastro simbolico ottiene un “quadrante zodiacale” urbano: ogni settore cittadino rientra in una delle dodici case dello Zodiaco e ne incarna inclinazioni e destini. Le fonderie sotto Marte, la Crocetta nel regale Leone, la Gran Madre nello Scorpione esoterico, la zona ospedaliera nella Vergine della salute, il cimitero nel Capricorno della morte, e così via.

Ma quella che l’articolo presenta come una rivelazione è soprattutto un’operazione di addomesticamento: la città viene congelata in tratti caratteriali che pretendono di essere “naturali” ma rimuovono la storia concreta dei luoghi. Scelte economiche, fratture sociali, periferie marginalizzate: tutto scompare sotto la patina di una vocazione astrale che non rende conto dei rapporti di potere che modellano realmente Torino.

Attribuire la distorsione all’astrologia, però, sarebbe un errore di prospettiva. Come mostra Alice Sparkly Kat in Postcolonial Astrology, lo zodiaco può diventare uno strumento per leggere gerarchie sociali e rapporti economici: è l’uso reazionario a trasformarlo in una scenografia che li maschera.

La magia funziona solo finché non si interrogano le sue premesse: Torino non è stata costruita da Giove o Marte ma da secoli di lavoro, migrazioni, sfruttamento, lotte operaie e conflitti di classe. Quando una cartografia astrale cancella queste dinamiche, diventa un mero dispositivo di pacificazione: un modo per disinnescare la storia reale sotto un velo di rassicuranti costellazioni.

L’articolo originale

Giuditta Dembech, “L’oroscopo dei quartieri”, episodio 17, Stampa Sera, 5 aprile 1978. (Fonte: archive.org, )

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