Silvia M.C. Senette, Corriere dell’Alto Adige, 14 ottobre 2026

Teatro, Marta Cuscunà porta in scena la vicenda di Hersilie Rouy, figlia di un illusionista, sequestrata e chiusa in manicomio in «La medium»

Approda sul palcoscenico del Teatro Studio, sulle quinte minori del Teatro Comunale di Bolzano, «La Medium» il nuovo e atteso lavoro di teatro di figura e ricerca tecnologica firmato e interpretato da Marta Cuscunà che debutta giovedì a Bolzano nell’ambito del percorso Wordbox del Teatro Stabile. Il 16 ottobre alle 18 prenderà vita un’opera che trasforma l’artificio dell’illusionismo in uno strumento di resistenza politica e di sopravvivenza biologica. Lo spettacolo tornerà poi in regione nella prossima primavera, facendo tappa il 23 marzo 2027 alle 20.30 al Teatro Cuminetti di Trento e il 5 maggio alla stessa ora nuovamente sul palcoscenico del Teatro Studio di piazza Verdi, a Bolzano.

La violenza di genere

Ispirato al saggio «Incantagioni» di Mariano Tomatis e inserito nel solco di indagine che l’artista friulana Marta Cuscunà conduce da anni contro i meccanismi della violenza di genere, la pièce porta alla luce la drammatica vicenda, reale e a lungo rimossa, di Hersilie Rouy. Nata a Milano nel 1814 e figlia di Charles Rouy, illusionista e astronomo parigino famoso nei circoli ottocenteschi per l’invenzione del numero de «La Donna Invisibile», la protagonista cresce all’interno di un copione antico quanto il patriarcato: il dispositivo scenico in cui l’uomo esibisce il proprio potere manipolando, sezionando o facendo svanire il corpo femminile. Per Hersilie, già affermata compositrice e apprezzata maestra di pianoforte a Parigi, la sparizione smette però di essere un mero trucco da salotto per mutarsi in un’atroce condanna reale.

Il manicomio

Nel 1854, all’età di quarant’anni, viene fatta rinchiudere ingiustificatamente in manicomio dal fratellastro con il pretesto accampato di presunte sue anomalie comportamentali e del suo interesse per lo spiritismo e il magnetismo animale. Per quattordici lunghi anni, sequestrata e declassata socialmente tra sei differenti strutture sanitarie, dall’Hôpital Esquirol alla Salpêtrière, luogo simbolo degli studi sull’isteria, fino a Orléans, la donna subisce isolamento, sedativi e violenze mentre alla famiglia viene persino spedito un falso certificato di morte. Per non soccombere alla cancellazione della propria identità, Hersilie trasforma le tecniche di dissimulazione ereditate dal padre in veri codici di resistenza: scrive un diario-denuncia utilizzando il proprio sangue, comunica attraverso messaggi segreti, assume identità fittizie come «Madame Pulcinella» e si fa guida e voce dell’emancipazione delle altre internate. A poco più di quarant’anni dalla riforma Basaglia, la vicenda della pianista milanese si rivela una profezia di straordinaria attualità: grazie all’aiuto del direttore Le Normant e alla successiva mobilitazione di figure politiche come Gambetta e Favre, Hersilie ottenne la scarcerazione nel 1868 e un indennizzo statale nel 1878, arrivando a incrinare e far modificare la legge francese del 1838 sull’internamento manicomiale. In quella che arriva al pubblico come un’ironica e al contempo spietata seduta spiritica, la drammaturgia della Cuscunà intreccia l’artigianalità del teatro di figura con le più avanzate tecnologie della robotica sociale, avvalendosi della consulenza scientifica del laboratorio AirLab del Politecnico di Milano. Tra l’uso di oggetti di scena, luci stroboscopiche, spari a salve, automazioni ideate da Simone Spangaro e la tradizione secolare delle guarattelle napoletane – gli spettacoli tradizionali dei burattini realizzati con Irene Vecchia – la magia perde ogni funzione meramente spettacolare per farsi arma di riscatto e «transfemminismo psichico». Un dispositivo teatrale di liberazione simbolica che restituisce carne, dignità e voce alle troppe figure femminili rese invisibili dalla storia. Coprodotto dal Piccolo Teatro di Milano, dal CSS di Udine, dal Centro Teatrale Bresciano e dallo Stabile di Bolzano con la produzione di Etnorama, lo spettacolo si avvale delle scene di Paola Villani, dei costumi di Chiara Venturini, del disegno luci di Luigi Biondi e delle architetture sonore di Mauro Martinuz e Michele Braga, con Marco Rogante e Giusi Merli. (1) 

  Fonte Articolo pubblicato su Corriere dell’Alto Adige, edizione online, 14 ottobre 2026 (link).

Note

1. L’anteprima annunciata per il 16 ottobre a Bolzano non ha avuto luogo: le maestranze dello spettacolo dal vivo erano in stato di agitazione per il rinnovo del contratto nazionale.

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