La Medium
/ Roberto Canziani, QuanteScene!, 4 novembre 2026
Con La Medium, ieri e oggi, Marta Cuscunà smaschera i maschi illusionisti
Una serata di illusionismo femminista. La Medium, il più recente spettacolo di Marta Cuscunà, ha debuttato pochi giorni fa a Roma (per Romaeuropa Festival). Sabato 7 e domenica 8 novembre è a Udine (per Teatro Contatto). Sarà presto al Piccolo di Milano e a Brescia.
Ve lo anticipo.
Un affare di donne
Donne sfiorate dal lancio di coltelli. Donne trafitte da spade. Donne incatenate. Segate in due. Fatte a pezzi. Svanite. Oramai puro spirito.
Strabiliava le platee, a metà dell’Ottocento, il numero magico della donna invisibile. Ad averlo inventato – naturalmente – era un uomo. Mago, illusionista, mentalista, si chiamava Charles Rouy e con quel trucco avvinceva il pubblico, magari credulone e ingenuo, certo abbiente, che frequentava i teatri dei boulevard parigini.
Succedeva che l’assistente del mago, sempre una donna, venisse magicamente fatta sparire nel nulla (ma era una cassa, un armadio a specchi, o un pertugio nascosto). Trasformata in uno spirito, si manifestava solo con la voce, interloquendo e rispondendo alle domande degli spettatori. L’inganno c’era, è ovvio. Ma loro, donne invisibili, corpi disincarnati, non c’erano più.
I vocabolari di due secoli fa non ospitano la parola femminicidio. Tuttavia l’armamentario con cui gli illusionisti di allora elaboravano i loro numeri più impressionanti proprio a questo mirava. Ingannare la mente, annientando il corpo.
La Grande Illusione maschile
Nello spettacolo appena creato da Marta Cuscunà, la rudimentale sega dei maghi dell’800, diventa oggi una assordante motosega (di quelle che piacciono tanto all’illusionista-presidente argentino Javier Milei). E l’assistente, una volta tanto, è un uomo.
Si spiega così l’aggettivo femminista, che Cuscunà anticipa all’inizio della serata, per raccontarci l’inganno maschile di illusionisti, mentalisti, spiritisti, geniali prestigiatori o patetici ciarlatani.
Che è uno dei tanti modi in cui lo spettacolo dal vivo si manifestava allora nei teatri delle metropoli, prima che a spodestarlo giungesse un’ancor più grande illusione chiamata cinema.
Insomma, con coerenza Cuscunà persegue la sua poetica d’artista. L’eco-femminismo era al centro di Earthbound (2021) e dava il titolo anche al suo libro Sguardi di specie (2025). Ma in La Medium, la sua nuova creazione per la scena, cambiano radicalmente il tempo, il mezzo, lo stile con cui si parla di lotta di genere.
Abracadabra
Erano indispensabili quelle donne, stratagemmi viventi per lo spettacolo. Mai una volta, però, che i loro nomi comparissero nelle locandine, in cui si annunciavano i portentosi numeri magici. Qualcosa ne sapeva Eduardo De Filippo, allorché parodiava Sik-Sik, artefice magico.
Lo sanno oggi anche Babilonia Teatri o Francesca Pennini quando con formula celebre, Abracadabra, fanno apparire una colomba (che magari è un pollastro). O schizzare alle stelle i follower, e il conto in banca. Come succede, invece, a Lady Gaga.
Ma la vicenda su cui si impernia La Medium non è solo un mezzo per smascherare il machismo della magia. Ciò che faceva Thomas Mann nel suo racconto Mario e il mago.
Come in un noir
La biografia vera di Hersilie Rouy (1814 – 1881), figlia di Charles Rouy, pure lei una donna invisibile, la fa vittima anche dell’invisibilità sociale. E qui lo spettacolo, finora ricco di trucchi e apparizioni spiritistiche, diventa racconto della sparizione cui va incontro la donna, a metà Ottocento.
Prelevata, internata in manicomio, sbattuta nei giorni infernali della Salpetrière di Parigi, privata di tutto, anche del nome. Donna invisibile, Hersilie non scompare per una sera, ma per l’intera vita. E non perché anticonformista, malata, ribelle, ma per un altro più abbietto motivo. Che La Medium invita il pubblico a scoprire. Come in un noir.
Uno straziante gioco di prestigio
I libri scritti e curati da Mariano Tomatis, esperto di tali fenomeni culturali, wonder injector, risollevano dalle cronache questo femminicidio morale. E riscattano le capacità di prestigio con cui Hersilie alla fine si libera dalle catene manicomiali. La sua via crucis: quattordici anni da alienata. Che in qualche modo precorrono il lavoro di Franco Basaglia nella psichiatria.
Trovate Incantagioni, uno dei titoli di Tomatis, in libreria (2002 [2022, sic], edizioni Nero).
Cuscunà ne trae la materia per La Medium, e la dispone in scena con la libertà che la contraddistingue nel manipolare le figure (l’avevano visto in precedenti titoli, Sorry boys, per esempio) e moltiplicare la propria voce (che diventa voce di tutte quelle donne, e non solo). Riconquista anche la nobile arte delle guaratelle (sic), i burattini a guanto della tradizione napoletana, che avevamo già messo all’opera in È bello vivere liberi (2009).
E si presenta in ribalta, lei stessa. Non per ingannare. Ma per denunciare.
Fonte Articolo pubblicato su QuanteScene!, il blog di Roberto Canziani, 4 novembre 2026 (link).
