La Medium
/ Andrea Pocosgnich, Teatro e Critica, 29 ottobre 2026
La Medium (di Marta Cuscunà)
Questo è uno spettacolo di mentalismo femminista, dichiara Marta Cuscunà nelle primissime battute con il sorriso tipico di chi deve imbonire la platea: libera dal ruolo di performer manovratrice, con il quale animava i precedenti spettacoli, si prende tutto il palco, è ironica, tagliente e la modalità ingaggiata preannuncia uno spettacolo che attraverso il linguaggio della magia, dell’illusionismo e del mentalismo vuole portare in scena storie di donne incredibili fatte sparire dalla memoria collettiva. E in parte è così fino a quando una di queste storie prende possesso del palco e da quel momento in poi veniamo trascinati in una narrazione in cui l’ironia di tanto in tanto fa da contraltare a una vicenda fatta di sofferenza, soprusi e lotta, quella di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy. Cuscunà si trasforma in medium e presta il proprio corpo e i propri talenti d’attrice – solidissimi – per rievocare la donna e la sua vita distrutta dall’internamento in manicomio. Cambi di voce, pareti semoventi, manichini di donne tagliati nel più classico numero di magia, spiriti che si incarnano in tende fluttuanti. C’è tutto l’armamentario (la scenografia è di Paola Villani) di trucchi ed effetti dell’immaginario tipico della magia teatrale (non si può non pensare anche al bellissimo Abracadabra di Babilonia Teatri), ma c’è anche uno sguardo alla storia delle arti sceniche che volevano sorprendere e stupire, a quell’Ottocento in cui il teatro aveva come diretti concorrenti proprio gli spettacoli di illusione e di arti magiche varie. E in questa storia di palcoscenici prodigiosi, che vede la Francia protagonista, Cuscunà tira alcuni fili e li intreccia attorno a figure femminili che hanno tentato di fuggire dall’oppressione patriarcale (dal ruolo di aiutanti chiuse in strette scatole o in minuscole intercapedini senza aria): ed ecco che la vita di Hersilie Rouy torna dall’invisibilità, fino a riportarci a una delle istituzioni oppressive per eccellenza, quella manicomiale in cui viene ingiustamente rinchiusa, imprimendo così l’ultima felice trasformazione allo spettacolo.
Visto al Teatro Vascello, Roma.
Di e con Marta Cuscunà
Scene Paola Villani
Assistenza alla regia e direzione tecnica Marco Rogante
Costruzioni Scenografiche e automazioni Simone Spangaro
Disegno Luci Luigi Biondi
Disegno del suono Mauro Martinuz e Michele Braga
Realizzazione e regia delle guarattelle Irene Vecchia
Costumi Chiara Venturini
Esecuzione tecnica dal vivo Marco Rogante e Simone Spangaro
Con la partecipazione speciale di Marco Rogante e Giusi Merli
Consulenza artistica Giacomo Raffaelli
Consulenza sul potenziale performativo della robotica sociale Federico Espositi
Supporto alla ricerca scientifica in ambito francese Francesca Di Fazio
Decorazioni scenografiche Elisabetta Ferrandino
Foto di scena Alice Zorzin
Liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis
Direzione di produzione Laura Marinelli
Distribuzione Jean-François Mathieu
Organizzazione Roberta Zucchiatti
Fonte Recensione pubblicata su Teatro e Critica nella rubrica «Cordelia» di ottobre 2026, 29 ottobre 2026 (link).
