Nel novembre 1786 il Teatro del Fondo di Napoli ha in cartellone un artista (letteralmente) “prestigioso”: il Cavalier Giuseppe Pinetti è il più noto mago d’Europa. Reduce da un tour che ha toccato tutte le capitali europee, ha raggiunto la città partenopea alla fine di Ottobre per presentare i “divertimenti fisici” per cui è tanto famoso.

Sui cartelloni si annuncia come “professore di fisica e matematica”, mimando stile e retoriche dei divulgatori scientifici; in realtà è un illusionista che – cogliendo lo spirito dell’illuminismo – riveste le sue ciarlatanerie di una patina di scientificità, pur adoperando il classico arsenale dei prestigiatori.

L’attuale Teatro Mercadante di Napoli (dal 1871), in origine Teatro del Fondo.

Allo spettacolo del 23 novembre partecipano anche re Ferdinando I di Borbone (1751-1825) e la consorte Maria Carolina d’Asburgo-Lorena (1752-1814), sorella di Maria Antonietta di Francia.

Scienza? Magia? Trucco? Il dibattito sollevato tra gli spettatori napoletani rispecchia quello che Pinetti solleva ovunque si esibisca. Un’esame dei suoi “macchinari” consentirebbe di risolvere il dilemma, ma l’artista è molto attento a evitarlo. Alla fine dell’esibizione di Napoli, però, incontra uno spettatore particolarmente invadente.

Terminato lo spettacolo, e ritiratisi i Reali Sovrani accadde che un Giovine Cavaliere montato sulla scena volle esaminare con indiscreta curiosità le macchine dell’Operatore, e benché avvertito da questo persistè nelle sue investigazioni. (1) 

Pinetti è un uomo sanguigno, non nuovo a prender parte a zuffe e scontri fisici: scoppia un “grave disordine” per il quale l’artista viene condotto in carcere “e fieramente maltrattato”

Verificati i fatti, il Re lo fece tosto porre in libertà, e nell’atto di uscire dalle carceri ricevè in dono 1600 ducati a nome della M[aestà] S[ua]. Il Cavaliere poi unitamente ad altro che prese troppa parte nell’affare, furono condotti in Fortezza, il primo in quella di Capua, e l’altro in quella d’Ischia. (2) 

A Pinetti scarcerazione e risarcimento non bastano: il pugno duro usato dalla polizia non gli è andato giù, e l’artista accusa uno dei soldati – tale Francesco Antonio – di avergli rubato

un orologio con catena, [...] una fermezza da tenersi al collo, e [...] alcune doppie di Spagna levate dalla borsa. (3) 

A portare il caso in tribunale è l’avvocato Gennaro Scudiere. Il processo di primo grado si conclude il 31 gennaio 1787: il soldato è prosciolto da ogni accusa e Pinetti condannato al risarcimento delle spese processuali. Pinetti fa appello, ma il procedimento si prolunga così tanto da far intervenire il re in persona: un Dispaccio Reale fissa al 16 maggio il termine massimo per il dibattimento. La sentenza d’appello capovolge quella di primo grado:

Il furto è sussistente: non vi è calunnia. Il primo Decreto dell’udienza è ingiusto: gli atti del processo sono nulli e irregolari. [...] Il Pinetti sia intieramente reintegrato di tutti i danni e interessi sofferti. (4) 

Il Soldato, però, viene prosciolto: l’avvocato dell’accusa non è stato in grado di dimostrarne la colpevolezza. L’unico elemento indiscutibile è il furto da parte di uno dei soldati coinvolti nell’arresto. L’11 giugno il re ordina che

non essendosi potuto dedurre dagli atti chi commise il furto, si fossero subito pagati al Pinetti dal Fondo del Ramo Militare i suddetti ducati 2000 in compenso di quanto gli è accaduto (5) 

e dispone, per il futuro, di

prevenire in appresso gli sconcerti e gli scandali del genere di quelli che si son veduti accadere nel fatto occorso al Pinetti. (6) 

Ironia della sorte, il “teatro del Fondo” si chiama così perché costruito con il Fondo del Ramo Militare: lo stesso da cui si attinse per risarcire il mago e rimediare alla figuraccia delle guardie al servizio del Re di Napoli!

Murales ispirato a Jacovitti presso Bagnoli, Napoli.

Si ringrazia Mauro Ballesio per la preziosa consulenza offerta.


Note