Accanto alla Torino occulta ne esiste un’altra, altrettanto magica ma più solare; i suoi “abitanti” si occupano di evocare stupore e meraviglia, e lo fanno mantenendo segreti i dettagli della propria arte. Perché quando la magia è ben presentata, il trucco c’è… ma non si vede.

Pressoché ignorata dalle guide turistiche, la vocazione “illusionistica” di Torino ha una lunga e gloriosa storia – e prima o poi meriterà approfondirla in modo più esteso ed enciclopedico. Tale fama è, paradossalmente, più nota all’estero che in Italia: il protagonista di una puntata di X-Files, andata in onda negli Stati Uniti nel 2000, cita il “mago torinese Bartolomeo Bosco” come il più abile illusionista al mondo nel gioco dei bussolotti. Nato e vissuto a Torino, Bartolomeo Bosco (1793-1863) è ancora oggi considerato uno dei migliori prestigiatori di tutti i tempi. Le sue imprese sono circondate da un tale alone leggendario che è quasi impossibile separare il mito dalla realtà. Le incisioni dell’epoca lo ritraggono mentre fa sparire e riapparire tre palline sotto altrettanti bussolotti – arte alla quale legò indissolubilmente il suo nome. Apprese la prestigiazione a Torino, partecipò alle guerre napoleoniche e durante una prigionia in Siberia intrattenne al contempo commilitoni e nemici. In uno dei suoi giochi più famosi si faceva sparare da un intero plotone, emergendo illeso da una fitta nuvola di fumo.

Negli stessi anni, Torino fu il teatro delle esibizioni di un curioso mentalista. Era il 1847 quando La Gazzetta Piemontese raccontò le gesta del rabbino Herschel Löw ben Ascher (1772-1844), in grado di leggere a distanza le pagine di un libro su cui qualcuno metteva un dito. L’uomo si esibì per alcuni giorni nei salotti del centro della città, invitando i presenti a portare da casa i propri libri e metterlo alla prova. Herschel era solo l’ultimo di una serie di illusionisti che presentavano questo singolare esperimento, noto come “prova del libro”; le sue prime tracce storiche si ritrovano in un papiro egiziano, che racconta di una lettura avvenuta nel XIII sec. a.C. alla corte del faraone. Dopo il rabbino, la stessa “prova” diventerà una delle dimostrazioni più frequenti di Gustavo Rol (1903-1994), la controversa figura che occultisti e illusionisti vorrebbero ognuno tirare dalla propria parte. A metà Ottocento viveva e operava un altro Bosco – che la Chiesa avrebbe innalzato agli onori degli altari di lì a un secolo: don Giovanni Bosco (1815-1888) usò abitualmente la giocoleria e l’illusionismo per avvicinarsi ai giovani e intrattenerli negli oratori. Non rilevava alcuna contrapposizione tra le arti magiche del teatro e la spiritualità cattolica; al contrario, mirava a una contaminazione di generi, amando ripetere che “se i preti nelle prediche fossero convincenti come i ciarlatani in piazza, le chiese sarebbero più affollate.” Allo stesso spirito si ispira oggi don Silvio Mantelli, il salesiano che nel 2002 ha chiesto ufficialmente a papa Wojtyla di eleggere come Patrono dei Prestigiatori San Giovanni Bosco. Noto con il nome d’arte di Mago Sales, dal 1957 a oggi don Silvio si è esibito come illusionista in tutti i cinque continenti. A Torino, la Fondazione che porta il suo nome si occupa di adozioni a distanza e progetti umanitari. Nel 2013 Sales ha creato a Cherasco il più grande museo della magia d’Europa.

L’allievo più “prestigioso” di don Silvio è stato Arturo Brachetti, conosciuto nel 1980 mentre costui frequentava il seminario. Qui Arturo, grazie alla guida del Mago Sales, ha appreso le prime tecniche per cambiarsi d’abito in modo istantaneo – riportando in auge il trasformismo che era morto mezzo secolo prima insieme a Leopoldo Fregoli. Nel corso di trent’anni di carriera ha girato il mondo con i suoi spettacoli, fissando a Torino la propria residenza. Oggi vive in una “casa magica” che si affaccia su piazza Castello, dove i muri possono sparire, le porte si aprono dal lato dei cardini e ogni oggetto non è quello che sembra – a chi verrebbe in mente di fare una telefonata usando una bottiglia di ketchup?!

È torinese di nascita anche Alexander, il mago della TV che negli anni Settanta e Ottanta – insieme a Silvan e Tony Binarelli – costituiva la gloriosa triade della magia italiana. Dopo aver presentato, negli anni, grandi illusioni da palcoscenico e giochi con le carte, di recente è migrato sulla magia mentale: i suoi ultimi spettacoli esplorano limiti e possibilità della mente umana, mettendo in scena esperienze al confine con la parapsicologia e il paranormale.

Ha ispirato la sua carriera a Houdini un altro noto mago torinese: Marco Berry. Raggiunto il successo televisivo con la trasmissione de Le Iene, negli anni ha proposto una serie di stunt molto rischiosi, dimostrando di sapersi liberare da catene, casse e corde nelle condizioni più difficili. Grande tifoso del Torino, un anno ne festeggiò il ritorno in serie A facendosi appendere a testa in giù da un elicottero a 60 metri d’altezza sopra lo Stadio Delle Alpi, con mani e braccia legate. Dopo aver dato fuoco alla corda che lo reggeva, riuscì a liberarsi entro due minuti, trascorsi i quali sarebbe precipitato rovinosamente sul campo.

La tradizione magica torinese è saldamente proiettata nel futuro grazie all’esistenza di due frequentati club di appassionati. Il Circolo Bartolomeo Bosco è intitolato all’illusionista che nell’Ottocento fece conoscere il binomio Torino/magia nel mondo. Il Circolo Amici della Magia è una delle associazioni magiche più attive del mondo: dispone di una vasta biblioteca con più di 5000 volumi e offre agli appassionati una Scuola della Magia riconosciuta a livello internazionale. Di recente il suo presidente Marco Aimone ha esteso i corsi ai bambini, avvicinandoli sin dalla giovane età – con attività didattiche mirate – al mondo della prestigiazione e dell’illusione teatrale.

Nell’alveo del Circolo Amici della Magia è nata “La locanda dei ricordi”; lo spettacolo diretto da Angelo Cauda è una rievocazione storica della Torino di un tempo, dove le foto d’epoca, il suono della fisarmonica e i ricordi dei saltimbanchi di Porta Palazzo si intrecciano ai giochi di prestigio di una volta – in un’atmosfera che Renzo Rossotti ha descritto come “molto parigina e anche molto torinese.” (1) 


Note

1. Testo di Mariano Tomatis pubblicato sul calendario La Memòria dël temp, Edizioni Piemonte in Bancarella, 2014.

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