Fantasmagoria, Donna invisibile.

Parigi è il centro delle meraviglie; ogni giorno si vedono sbocciare nuove invenzioni, nuovi prodigi, ecc.

Un fisico di nome Robertson ha trovato il modo di evocare le ombre e di far apparire gli uomini illustri che desiderate vedere. Una sala parata di nero è l’antro dove questo mago fa agire la virtù della sua bacchetta. Sono corso a visitare, come i Parigini, questo grande Parafaragramus.

Con l’aiuto di un po’ di fisica, il mago pretese che io vedessi ciò che in realtà non ho visto. Ebbi un bel sostenere il contrario: egli chiamò dei testimoni per convincermi. La ciarlataneria era un po’ forte: me ne andai rimpiangendo il mio piccolo scudo.

All’uscita da questo singolare spettacolo, andai a vedere un nuovo mago: egli faceva vedere una donna invisibile. Era un vaso di vetro nel quale era praticata una specie di apertura attraverso la quale si interrogava la donna invisibile. Le si fanno domande, ella risponde, e non si scorge alcuna traccia di creatura umana.

Fra i Parigini, gli uni hanno gridato alla ciarlataneria, gli altri al prodigio; si sono fatte scommesse: questi hanno preteso di scoprire il mistero; quelli li hanno trattati da ignoranti. Malgrado tutte le discussioni, adhuc sub judice lis est.

Con l’audacia e l’impudenza si può tentare tutto a Parigi; è il paese della terra più favorevole a un ciarlatano per mettere in opera tutto il suo sapere e gabbare la gente senza che se ne adonti. Si finisce per ridere o sogghignare, nelle cose serie come in quelle piacevoli. Si è lanciato qualche frizzo o qualche cattivo gioco di parole contro i ciarlatani: lo si ripete per un giorno intero, l’indomani non ci si pensa più.

I Parigini sono come bambini; un nonnulla li diverte, un nonnulla li distrae; ridono e piangono nello stesso momento.

Ho spesso cercato quale causa producesse nei loro cervelli questa mobilità di sensazioni per le quali passavano alternativamente senza alcuno sforzo. Ho creduto di trovarla in quella moltitudine di oggetti che li colpiva ogni giorno e che non permetteva loro di soffermarsi in alcun modo su nessuno. Il punto essenziale è vedere tutto: si sfiora la superficie degli oggetti, vi si ragiona sopra un istante, poi si passa a un altro per fare altrettanto; il tempo passa, e la noia con lui.

  Fonte Cousin d’Avallon, Charles-Yves, Mes promenades philosophiques et critiques dans Paris, 1801, pp. 49-52. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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