La donna invisibile
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Esperimento della Ragazza invisibile
Mons. Charles, fratello del noto filosofo di questo nome, espone da qualche tempo a Leicester-square un esperimento chiamato la Ragazza invisibile, che sembra comportare qualche principio di acustica o scoperto di recente, o finora non conosciuto nella misura in cui vi è mostrato. Nel mezzo di una stanza ampia e alta, in una casa vecchia, dove, a giudicare dall’aspetto della boiserie, dalla posizione di alcune vetrine di storia naturale che occupano un lato e da altre circostanze, non sembra esservi alcun luogo adatto a tubi acustici o a riflettori, è fissata una ringhiera di legno alta circa quattro piedi e larga cinque, che racchiude uno spazio quadrato. Dai quattro pali d’angolo di questa ringhiera si innalzano fili o aste dipinte fino a un’altezza di dieci o dodici piedi (il soffitto essendo molto più alto), e dalle estremità superiori di questi pende, per mezzo di cordicelle simili a quelle usate per le tende, una cassa quadrata a vetri, con un fondo di mogano quasi al livello della sommità della ringhiera; e nel mezzo di questa cassa è sospesa una semisfera (o una porzione maggiore) di latta o di peltro, dalla quale escono orizzontalmente quattro trombe di latta ad angolo retto l’una rispetto all’altra, lunghe circa diciotto pollici. Il disco o semisfera è coperto da una porzione di globo di vetro argentato che completa la sfera, e la chiude imperfettamente, così da non impedire che l’apertura interna di una delle trombe si veda attraverso il punto d’innesto. Tutto questo apparato è a tal punto staccato da ogni oggetto circostante che lo si può far oscillare quanto lo consente la ringhiera; vale a dire, la cassa può oscillare sulle sue quattro cordicelle, e il globo con le trombe sulla cordicella che lo sostiene dentro la cassa. Il globo può avere circa dieci pollici di diametro. Per tutte queste dimensioni, che non ritengo essenziali, parlo a memoria di alcune settimane fa.
Nell’esibizione, si suppone o si finge che la Ragazza invisibile sia racchiusa nella sfera, e la conversazione si tiene parlando dentro una qualsiasi delle trombe, e la risposta esce da esse; vale a dire, la si sente con la massima chiarezza accostando l’orecchio alla bocca di una di esse. La voce è bassa, come se fosse trasmessa da lontano attraverso un tubo, ma è molto distinta. La signorina conversa in diverse lingue, canta, descrive tutto ciò che accade nella stanza, e sfoggia un fondo di spirito vivace e di talenti che la rendono mirabilmente adatta a sostenere il personaggio che ha assunto.
Spero di ritrovare in seguito il mio lettore con qualcosa di più da dire sulla natura di questo esperimento. Per ora posso solo avanzare la congettura che il suono sia trasmesso attraverso le cordicelle, e a ciò sono condotto da un altro esperimento del celebre dottor Moyes. Egli mi mostrò che se si avvolge intorno a un dito un capo di uno spago, o anche di un filo da cucito, e si mette quel dito nell’orecchio (senza forzare) mentre l’altro orecchio è tappato, e nello stesso tempo un assistente avvolge l’altro capo del filo intorno al manico di un diapason e (tenendo allora il filo piuttosto teso) fa vibrare il diapason troppo piano perché lo sentano lui stesso e i presenti, il suono sarà tuttavia molto udibile per chi tiene l’altro capo del filo. Lo provammo a una distanza di cinquanta piedi, e il Dottore lo ha provato a più di trecento, senza alcuna diminuzione sensibile dell’effetto. Avvolsi il filo intorno al mio polso, misi il dito nell’orecchio, e trovai l’effetto quasi altrettanto forte. Se invece del diapason un osservatore stringe il filo fra i denti davanti, mentre l’altro lo applica come prima all’orecchio per mezzo del dito, la voce del primo può essere trasmessa; ma è più difficile far riuscire questo esperimento che l’altro.
Fonte Nicholson, William, “Experiment of the Invisible Girl”, A Journal of Natural Philosophy, Chemistry, and the Arts, 1802, pp. 56-57. Traduzione italiana dall’inglese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)
