Lione, 1787. L’idea di quel giorno cambierà la Storia. Di solito il dottor Petetin maneggia strumenti minacciosi: il suo armamentario di tenaglie, cauteri e lunghe forbici non ha eguali in tutta Lione. L’indagine sull’ultima paziente, però, va condotta in modo diverso. La ragazza ha diciannove anni e un vezzoso neo sul sopracciglio. Soffre di spasmi allo stomaco, violenti sbalzi d’umore e difficoltà respiratorie. Diagnosi: affezione isterica. Al termine dell’indagine il medico scriverà:

Un percorso segreto mi ha condotto fino al santuario della sua anima. […] Mi auguro che, una volta che esso sarà portato alla luce e l’affezione isterica ben descritta, qualunque altro medico sarà in grado di ripetere i miei esperimenti con successo. (1) 

Chi passasse di lì per caso lo scambierebbe per un illusionista. Lo strumento che impiega per accedere alla sua anima? Un innocuo mazzo di carte.

Il fluido che spalanca le porte della percezione

Da qualche anno a Parigi è scoppiata la mania per il “fluido magnetico”: strumento di cura invisibile e impalpabile, è stato teorizzato dal medico tedesco Franz Anton Mesmer e nel 1782 è diventato un’industria grazie alle capacità imprenditoriali di un avvocato di Lione, Nicolas Bergasse. Imponendo le mani sui malati – e senza toccarli – Mesmer provoca violente crisi; quando si riprendono, i pazienti dicono di essere guariti.

Nel 1785 il Marchese di Puységur sperimenta le mosse di Mesmer su un contadino di Buzancy, ma gli effetti sono diversi; il giovane Victor cade in stato di sonnambulia e sembra acquistare poteri paranormali: vede a occhi chiusi, legge nel pensiero e descrive con precisione l’interno del suo corpo. Il “mesmerismo” invecchia di colpo: se fino a ieri il magnetismo animale produceva crisi scomposte, con Puysegur spalanca le porte della percezione e “accende” nei malati poteri paranormali; quanto è eccitante tutto ciò?

A due anni dalla scoperta della “sonnambulia”, Petetin sperimenta a Lione le mosse magnetiche sulla giovane diciannovenne. Poi, per verificarne le doti di chiaroveggenza, prende una carta da gioco e gliela porge. Seppur bendata,

ella la afferra prontamente, la tocca su entrambi i lati, poi ne indovina il valore; anche ripetendo più volte l’esperimento, ella dimostra una facilità prodigiosa a riconoscere [le carte.] […] Mettendo sulla mano della paziente una carta su cui si è scritto a caratteri molto piccoli, ma ben leggibili, ella è in grado di leggere con la punta delle dita con la stessa facilità con cui voi leggete il titolo di un libro. (2) 

Indagine sul dottor Petetin in rue de la République, Lione.
[Tweet | Il brano tratto dal Memoriale del dottor Petetin]

Teorizzato come rimedio per i malati, a Lione il “magnetismo animale” incrocia per la prima volta il mondo degli illusionisti grazie agli esperimenti “cartomagici” del dottor Petetin.

Jacques-Henri-Désiré Petetin (1744-1808)

Lione, duecentoventinove anni dopo

Visitare Lione con una guida del 1787 non è facile: molti nomi delle vie sono cambiati, e cercare lo studio di Jacques-Henri-Désiré Petetin è un’impresa. L’Almanacco astronomico e storico della città di Lione mi guida verso la scomparsa rue Saint Dominique. Oggi diventata rue Émile Zola, ne raggiungo il numero 10 come in un pellegrinaggio laico alle origini storiche del Mentalismo.

10, rue Émile Zola. Fotografia scattata il 3 giugno 2016.

In questo edificio un mazzo di carte è diventato uno strumento di indagine scientifica, modificando per sempre l’immaginario dei prestigiatori e ispirando la nascita di un nuovo genere d’artista: il “magnetista da palcoscenico”. Novità assoluta nel panorama teatrale, egli spettacolarizzerà le esperienze del dottor Petetin, facendole uscire dal piccolo studio medico di Lione per conquistare spettatori paganti in ogni angolo del pianeta. Ignari del loro progenitore lionese, tutti i mentalisti moderni ne mimano le gesta durante le loro performance.

Da quel momento in avanti, i magnetisti respingeranno l’uso di parole come “trucco” e “gioco di prestigio”: come il dottore lionese, essi parleranno sempre di “esperimenti”, offuscando la natura fondamentalmente illusionistica delle proprie esibizioni.

Un esperimento interattivo

È pomeriggio inoltrato e la testa mi gira. Una fitta allo stomaco mi costringe a chiudere gli occhi. Non conosco lo stato di sonnambulia, ma quel che vedo mette i brividi. Qualcosa che sta per accadere, proprio di fronte a te. Procurati un telefonino, una penna e una moneta e mettili in fila davanti a te, in un ordine qualsiasi; quando ho scritto queste parole, non potevo sapere in quale posizione avresti collocato i tre oggetti. Esegui ora un singolo scambio: se puoi, scambia di posto la penna con l’oggetto immediatamente alla sua destra; se non puoi, allora scambia la moneta con l’oggetto immediatamente alla sua destra.

Se all’inizio hai avuto piena libertà nel disporre gli oggetti, non potevi certo prevedere questa nuova collocazione. Apprestati a eseguire un secondo e ultimo scambio: se puoi, scambia il telefonino con l’oggetto immediatamente alla sua sinistra; se non puoi, allora scambia la moneta con l’oggetto immediatamente alla sua sinistra. Dopo i due scambi, gli oggetti sono completamente mescolati.

Prendi ora nella mano destra l’oggetto che è finito a destra. Sul tavolo ne sono rimasti due. Metti in tasca il più piccolo. Di fronte a te è rimasto un oggetto.

Sto tremando appoggiato a un palo. Un’anziana si ferma e chiede: «Monsieur, vous sentez-vous bien?» Non ne sono sicuro. Cerco di fissarla in viso, ma vedo buio. Nell’oscurità percepisco una moneta; forse si trova in una tasca: la tua? Chiudo la mano destra, come se stringessi una penna. Poi, per un attimo, vedo un telefonino: è di fronte a me, ed è come se potessi guardarlo attraverso i tuoi occhi.

10, rue Émile Zola. Fotografia scattata il 3 giugno 2016.

Il tocco della vecchia signora mi risveglia bruscamente. No, il dottor Petetin non può più aiutarmi: il suo è diventato uno studio di avvocati. La donna sembra sollevata e sorride; disteso, il suo viso rivela un neo sul sopracciglio.


Note