A secoli dall’ultimo rogo di streghe, la magia fa ancora paura? A Torino, città magica par excellence, pare di sì.

L’11 luglio 2014 io e Ferdinando Buscema abbiamo in programma la presentazione de L’arte di stupire (S&K 2014) presso il locale Museo della Resistenza. Il libro è un manifesto del “magic experience design”, un insieme di prassi che portano l’illusionismo fuori dalla rassicurante cornice dei teatri e teorizzano l’impiego della meraviglia a scopi sovversivi. Con noi ci sarà Wu Ming 1 che presenterà L’armata dei sonnambuli (Einaudi 2014), ultimo romanzo del collettivo.

A pochi giorni dall’evento, l’incontro salta: uno degli organizzatori ci comunica imbarazzato che alcuni esponenti del Partito Democratico torinese hanno

espresso la volontà di non collaborare con soggetti che hanno o hanno avuto legami con i centri sociali e con il movimento No Tav.

Difficile negare le mie simpatie per il movimento valsusino: da tempo ho condiviso in rete le mie riflessioni sul ruolo della magia nella lotta politica e i miei “giochi No TAV” sono di pubblico dominio. La notizia, però, resta surreale: la sinistra di governo torinese si oppone alla presentazione... di un libro di magia!

A distanza di due anni riconfermo la mia complicità con chi si batte, da un quarto di secolo, contro un’opera inutile e dannosa come la linea ad alta velocità Torino-Lione. L’occasione me la dà l’ultima fatica editoriale di Wu Ming 1: Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No TAV in Val di Susa (Einaudi 2016) è un libro-mondo talmente ambizioso e ricco da farmi venire i brividi alla sola idea di doverlo recensire.

Vinco il senso di inadeguatezza scartando di lato e rievocando un ricordo d’infanzia. Intorno ai nove anni, quando confessai a mio padre che volevo diventare un mago, lo implorai di procurarmi la classica bacchetta magica ottocentesca, nera con le estremità bianche. Lui esaudì il mio desiderio senza spendere una lira: ne ricavò un esemplare dal manico di un vecchio ombrello, che dipinse e lucidò con cura.

Il Viaggio di Wu Ming 1 e la mia vecchia bacchetta magica.

Solo oggi posso apprezzarne i risvolti simbolici: quell’improvvisato scettro era capace di rappresentare il potere pur provenendo da uno scarto – un frusto ombrello destinato alla discarica.

Flashforward.

Vent’anni più tardi Mario Virano, presidente dell’Osservatorio TAV e accanito sostenitore della Linea ad Alta Velocità, cerca un contatto con chi è contrario all’opera. Lo individua in Alberto Perino, militante del Movimento No TAV della prima ora. Con una breve lettera di una pagina, Virano lo invita per un caffè. La spedisce con un corriere, spendendo 51,65 euro. Alberto gli risponde tramite posta ordinaria, che gli costa 60 centesimi:

Egregio Architetto, [...] mi creda, in val di Susa un approccio di questo tipo è deleterio. Noi ci battiamo contro tutti gli sprechi. Nei presìdi raddrizziamo e riutilizziamo anche i chiodi arrugginiti e non solo. Noi siamo abituati a riusare i pezzi di carta pulita per non sprecare. [...] Il primo motivo per cui ci opponiamo al Tav e alla Torino-Lione è perché lo riteniamo un’opera inutile e uno spreco di denaro pubblico. Lei, con questo banale gesto di normale arroganza istituzionale ha dimostrato di non tenere in nessun conto il denaro pubblico, quello che non è suo, quello che è nostro perché frutto delle nostre tasse. [...] Se in futuro dovesse mai scrivermi, usi l’email, costa meno e arriva prima. (1) 

Da sinistra: Alberto Perino e Mariano Tomatis (Bussoneno, 26 aprile 2014.) Fotografia di Alberto Perino.

La mia vicinanza, la mia complicità “viscerale” con il Movimento No TAV è tutta qui, tra un chiodo arrugginito e un ombrello da buttare.

Certo, non è solo questione di visceri. Il libro è una meticolosa e ragionata enciclopedia di argomentazioni contro la Grande Opera valsusina, esposte con rigore metodologico e collocate in un’imprescindibile prospettiva storica. Avendo fatto parte della “cordata” che – dietro le quinte – ne ha osservato la nascita in ciascuna delle sue fasi, ho riscontrato un’attenzione al dettaglio e alla precisione che rasentano la maniacalità. Ma l’aspetto davvero sorprendente – in altra sede l’ho definito “magico” – è che il Viaggio non parla solo il linguaggio della Ragione: scontri epici e freddi numeri formano un continuo intreccio, avvisi di custodia cautelare cedono il passo a dialoghi con personaggi immaginari, la rievocazione di vecchie vicende confluisce in meta-riflessioni sul duro lavoro del romanziere alle prese con una materia tanto incandescente.

Né l’aggettivo “ibrido” ne esaurisce la forza specifica, perché Wu Ming 1 va addirittura oltre. Forte di argomenti inattaccabili, non si fa alcuno scrupolo a schierare anche energie sottili e “alleati cosmici”: gli stessi la cui presenza Peter Kolosimo percepiva nei dintorni del monte Musinè. A fianco delle Ragioni di chi si oppone all’Alta Velocità, l’Irrazionale entra a pieno titolo nell’arsenale della lotta di opposizione; incurante della mannaia degli scettici di professione, il Viaggio sdogana la telecinesi-guerriglia degli “attacchi psichici” al TAV e il dispettoso folletto (invisibile!) Giacu, i surreali riti magici di Turi Vaccaro e gli spettri scioperanti del mercato di Condove. Alludendo agli indicibili orrori che porta con sé il progetto Alta Velocità, Wu Ming 1 non si limita a evocare indirettamente Lovecraft: l’autore di Providence interviene nella prosa in prima persona – e a tratti sembra addirittura “possedere” la mano dello scrittore bolognese. Il potente risultato è un non fiction novel che incarna tutte le perturbanti caratteristiche del trickster: un contributo spiazzante al dibattito in corso su scienza, divulgazione e militanza, per la sua natura di ragionato e monumentale grimorio che non disdegna l’uso della magia nella lotta contro le entità oscure intorno al TAV.


Note

1. Alberto Perino cit. in Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No TAV in Val di Susa, Einaudi, Torino 2016, p. 95.