Questa è la settima puntata della serie “In viaggio con Mesmer”. Scopri tutte le altre: 7.8 Venaus, 8.8 Modane, 9.8 Chambery, 10.8 Dijon, 11.8 Blois, 12.8 Parigi, 13.8 Gisors, 14.8 Annecy, 15.8 Lovagny e 16.8 Marina di Andora.

Ho percorso il mio primo labirinto cercando il Santo Graal: era il 1989 e mi trovavo nelle catacombe di Venezia, tra teschi maleodoranti e consunti bassorilievi. Un’esperienza virtuale: stavo giocando a Indiana Jones e l’ultima crociata.

Ero impazzito prima di capire come attraversare un laghetto sotterraneo: avrei dovuto scendere al piano inferiore e svuotarlo, rimuovendo una botola con un colpo di frusta.

Se fossi vissuto nel Settecento, leggere Horace Walpole mi avrebbe regalato una simile esperienza virtuale, meno interattiva ma altrettanto appassionante; ne Il castello di Otranto (1764) una giovane è in fuga da un uomo che vuole possederla:

[Isabella] corse frettolosamente per lo scalone fino a terreno, e qui si fermò, non sapendo dove dirigere i passi. [...] Si ricordò di un passaggio che per via sotterranea conduceva nella chiesa di San Nicola [...] Prese il lume che ardeva ai piedi della scala e si incamminò frettolosamente per quel cammino. I sotterranei del castello erano distribuiti in diverse stanze a volta irregolarmente disposte, tali da rendere difficile – a una persona di animo turbato qual era Isabella – scoprire quali bisognava attraversare. Regnava in quest’orrido luogo uno spaventoso silenzio, interrotto solo dal vento da cui erano sbattute le imposte degli usci che aveva già attraversato, e il cigolio degli arrugginiti cardini riecheggiava per quel lungo tenebroso labirinto. [...] Ciò che le dette una qualche momentanea gioia fu il veder risplendere, quasi improvvisamente, un debole raggio di luna adombrata dalle nuvole, proveniente da un’apertura che sembrava stata fatta nella volta con un violento colpo dato da sopra, di cui si vedevano chiaramente i rottami, un pezzo dei quali sembrava che stesse tuttora per cadere. (1) 

A un tratto la donna si accorge di non essere sola: c’è un uomo che, come lei, si è smarrito nel labirinto e sta cercando di uscire.

«Aiutatemi soltanto a trovare il coperchio di una botola che deve esser da qualche parte» [...] Nel dir queste parole, si chinò a terra, tastando qua e là con la mano il pavimento, e pregando lo sconosciuto di cercare una lamina d’ottone incastrata in una pietra, spiegandogli che si trattava di una serratura che si apriva tramite una molla di cui ella conosceva il segreto [...] Nel proferire tali parole, un nuovo raggio di luna risplendè fortunatamente sopra la lamina che cercavano. «Oh giubbilo!» esclamò Isabella, «ecco la botola» e si tolse di tasca una chiave, toccò una molla che scattò da una parte, scoprendo un anello di ferro; «Alzate qui,» disse Isabella, e [...] apparve una scaletta che conduceva in un altro sotterraneo totalmente oscuro. «Bisogna scender giù,» continuò Isabella; «Venite con me; sebbene il cammino sia orrido e buio, non potremo sbagliarlo: esso guida direttamente alla chiesa di San Nicola.» (2) 

Inaugurando il genere del romanzo “gotico”, Walpole influisce profondamente sullo sguardo dei lettori: dopo Il castello di Otranto è impossibile osservare rovine medievali che emergono dalla vegetazione senza scorgervi – con l’occhio della suggestione – passaggi segreti, tesori nascosti e cappelle sotterranee. È la stessa suggestione con cui lascio Parigi, dirigendomi a nord verso il castello di Gisors.

L’orizzonte piatto delle campagne di Normandia tra Parigi e Gisors. Fotografia di Mariano Tomatis.

A guidarmi verso il tesoro dei Templari è un libro trovato a Parigi su una bancarella lungo la Senna: l’edizione rilegata in pelle di un libro sull’enigma di Gisors.

Les Templiers sont parmi nous (1980). Fotografia di Mariano Tomatis.

Les Templiers sont parmi nous (1980). Fotografia di Mariano Tomatis.

Nel 1944 il custode del castello in rovina si chiama Roger Lhomoy (1904-1974). Appassionato di storia locale, l’uomo vuole scoprire se esista o meno la favoleggiata Cappella di Santa Caterina, una chiesa sotterranea la cui via d’accesso sarebbe stata dimenticata da secoli.

La roccaforte centrale del castello di Gisors, immersa nel parco contornato da mura. Fotografia di Mariano Tomatis.

Roger Lhomoy.

Dopo anni di scavi in solitaria, a quota 20 metri di profondità, l’uomo fa una scoperta epocale; abbattuto l’ultimo diaframma di terra,

Mi trovo in una cappella romanica [...] della lunghezza di 30 metri, la larghezza di 9 e l’altezza di circa 4,50 metri dalla chiave di volta. Alla mia sinistra, presso l’apertura attraverso la quale sono passato, vi è un altare di pietra con tabernacolo. Alla mia destra il resto della costruzione. Sulle pareti, a mezza altezza, sostenute da capitelli di pietra, le statue di Cristo e dei dodici apostoli in grandezza naturale. Lungo le pareti, a terra, vi sono dei sarcofaghi di pietra di 2 metri di lunghezza e 60 centimetri di larghezza: sono in tutto diciannove. E nella navata, la mia lampada mi mostra qualcosa che ha dell’incredibile: 30 casse di metallo prezioso, divise in file di 10. Più che di casse si tratta di armadi stesi al suolo, ciascuno dei quali misura 2,50 metri di lunghezza, 1,80 di altezza e 1,60 di larghezza.

Prospetto degli scavi di Roger Lhomoy come riportati su Les Templiers sont parmi nous.

È il tesoro perduto dei Templari. Tornato in superficie, quando lo racconta nessuno gli crede. Chi prova a calarsi nel buco ne riemerge terrorizzato: la discesa è troppo pericolosa, e sembra impossibile confermare l’esistenza di quel luogo. Le autorità gli rinfacciano di aver compiuto gli scavi illegalmente e fermano i lavori. Unico testimone dell’ottava meraviglia del mondo, Lhomoy perde in un solo colpo il lavoro, la moglie e i figli. Nel 1956 ha la fortuna di incontrare un brillante scrittore parigino in cerca di storie curiose: si chiama Gérard De Sède (1921-2004) ed è lo storyteller che riabiliterà la figura di Roger Lhomoy raccontandone la storia in Les Templiers sont parmi nous (1962).

Les Templiers sont parmi nous (1962). Fotografia di Mariano Tomatis.

Gérard De Sède.

Il successo del volume porta a Gisors legioni di cercatori di tesori: dove si nasconde l’accesso alla cappella di Santa Caterina? Il terreno intorno al Castello viene esplorato in ogni anfratto; alcuni lavorano con pale e picconi, altri percorrono supposte “linee di forza” con pendolini, bacchette da rabdomante e metal detector.

Fotografia di Mariano Tomatis.

Lo spazio da sondare è molto ampio: la roccaforte principale sorge su una collinetta al centro di un vasto spiazzo circondato da mura. La visita guidata consente di salire fino alla torretta più alta, su cui sventola la bandiera rossa della Normandia. La vista sul borgo sottostante e sulla spettacolare cattedrale di Saint-Gervais e Saint-Protais è impagabile.

Fotografia di Mariano Tomatis.

Culmine della visita è l’esplorazione dei sotterranei. L’ottima guida locale fa notare gli effetti della “caccia al tesoro” che, negli anni Sessanta, lasciò solchi profondi nei corridoi del labirinto.

Fotografie di Mariano Tomatis.

Fotografia di Mariano Tomatis.

Fotografia di Mariano Tomatis.

«Il tesoro non è mai stato ritrovato,» spiega: «ma l’inafferrabilità è nella sua natura: la caccia va alimentata in perpetuo; una volta trovato, qualunque tesoro materiale esaurirebbe lo spirito della ricerca.» Aggiunge che, nel corso del Novecento, il tesoro di Gisors fu tra i primi a diventare famoso per il grande pubblico: il libro di Gérard De Sède e numerose trasmissioni radiofoniche e televisive diedero corpo alle suggestioni gotiche e romantiche che avevano agitato l’immaginario del XIX secolo.

Le Templiers sont parmi nous (1962) inaugurò una trilogia che ebbe un impatto gigantesco sull’immaginario esoterico di fine Novecento: alla sua pubblicazione seguì quella di L’Or de Rennes (1967) e di La race fabuleuse (1973). I tre libri mettevano in relazione altrettante cittadine francesi, rispettivamente Gisors, Rennes-le-Château e Stenay, dando vita a quello che nel 1979 Jean-Luc Chaumeil avrebbe definito il Triangle d’Or (“triangolo d’oro”).

Fotografia di Mariano Tomatis.

Nascosti nei tre luoghi, numerosi indizi rivelerebbero uno dei segreti più sconcertanti mai concepiti: Gesù Cristo è figlio di extraterrestri e la sua linea dinastica – tramite i re Merovingi – sarebbe proseguita fino ai giorni nostri; il “sangue reale” di tale famiglia scorrerebbe oggi nei discendenti di Pierre Plantard (1920-2000), esoterista parigino che nel 1956 aveva fondato il Priorato di Sion, un’organizzazione votata a ripristinare la monarchia francese e sostenere le sue pretese sul regno.

Macchinazioni di questo tipo sono all’ordine del giorno. Qualche settimana fa Pamela Anderson ha perso il titolo di Contessa dei Gigli; l’aveva ricevuto nel 2015 dal Principe del Montenegro Stefan Cernetic. La procura di Brindisi ha scoperto, infatti, che l’uomo – triestino di nascita e torinese d’adozione – ha messo in scena una pantomima: Cernetic ha millantato per anni un titolo nobiliare fasullo; stemmi e certificati della «Casa imperiale reale di Montenegro e Macedonia» sono documenti falsi, e la cerimonia di investitura della Anderson è da considerarsi priva di valore. Una truffa di cui non si salva nulla.

Nonostante segua lo stesso canovaccio, l’inganno perpetrato da Pierre Plantard è notevolmente più fertile di spunti e suggestioni: è stato lui a indirizzarmi oggi verso Gisors, nel 2003 verso Rennes-le-Château – il villaggio presso cui curo dal 2009 il Museo Bérenger Saunière. Per farsi un’idea dell’ampiezza (e del fascino) dell’universo narrativo intessuto da Plantard – con la complicità di De Sède – è sufficiente perdersi tra i 320 articoli di approfondimento, editoriali, fumetti e documenti dedicati al “Triangle d’Or” che dal 2006 al 2008 ho raccolto e riordinato nella rivista Indagini su Rennes-le-Château. Tutto il materiale è liberamente consultabile cliccando qui: l’archivio che ho messo a disposizione consente di approfondire miti, leggende e fondamenti storici di una delle vicende più enigmatiche e controverse dell’ultimo secolo.

Una pagina per tutte? Quella tratta dal numero 89 di Martin Mystère:

Corrado Roi

Una tavola a fumetti sul castello di Gisors

Indagini su Rennes-le-ChÃąteau, N. 12, 2007, p. 564.


Note

1. Horace Walpole, Il castello di Otranto, 1764.

2. Walpole 1764.