Chi l’ha detto che l’illusionista si esibisce solo sul palcoscenico? Lavorando sulle percezioni e sullo sguardo, il mentalismo può proporre chiavi di lettura della realtà curiose e alternative. In linea con la radicalità del progetto Mesmer, Mariano Tomatis è partito da Torino in direzione Parigi; qui, nel 1784, Franz Anton Mesmer dimostrò alla comunità scientifica il fondamentale ruolo dell’Immaginazione nell’elaborazione di qualsiasi esperienza umana. “In viaggio con Mesmer” è un diario che nasce per incoraggiare uno sguardo di incanto disincantato e allargare l’idea di “mentalismo” allo spazio della letteratura (di viaggio, in questo caso). David Cooper scriveva che “possiamo trasformare [...] ciascuna forma d’arte in un centro rivoluzionario per la trasformazione della coscienza.” (1)  È ora di provarci con l’illusionismo.

Questa è la prima puntata. Scopri tutte le altre: 7.8 Venaus, 8.8 Modane, 9.8 Chambery, 10.8 Dijon, 11.8 Blois, 12.8 Parigi, 13.8 Gisors, 14.8 Annecy, 15.8 Lovagny e 16.8 Marina di Andora.

Lasciandomi alle spalle Torino, mi danno il benvenuto in Valsusa il monte Musinè sulla destra e la Sacra di San Michele a sinistra. Fermo l’auto a Susa (55 km) e di qui una navetta mi conduce a Venaus; sulla strada che mi porta a Parigi, il villaggio alpino è una tappa obbligata – specie per chi vuole raggiungere la ville lumière a bassa velocità: impossibile resistere al richiamo di quattro giorni (27-30 luglio 2017) tra tappeti d’erba e ruscelli di birra, dove il Movimento No TAV ha organizzato il Festival Alta Felicità. La scelta della località non è casuale: la parola “Venaus” ha il dolce suono della vittoria, essendo il luogo in cui sarebbe dovuto sorgere il primo cantiere per il raddoppio della linea ad Alta Velocità Torino-Lione. Nel dicembre 2005 la resistenza del Movimento fu tale da costringere il Governo ad annullare il primo progetto e ripiegare altrove: era la prova che quell’opera insensata poteva essere fermata.

La pioggia di sabato mi è stata complice nel nascondere la commozione per le trascinanti parole di Michela Murgia. Fotografia di Luca Giunti.

Tra appassionati dibattiti, escursioni, concerti, reading, bevute e cene vegane (ma solo per evitare le code agli arrosticini) isolo un singolo, minuscolo episodio, che si è ripetuto con una certa regolarità per tutta la durata del Festival; un dettaglio che ha a che fare con il “prestigio” – ma non nel senso dato alla parola dai prestigiatori. Durante i pasti, consumati sotto un gigantesco tendone, parte ogni tanto un fragoroso applauso. Una volta è rivolto a una cuoca; un’altra a un signore che si occupa di sgombrare i tavoli; in altre occasioni alla ragazza che pulisce i vassoi o al bambino che aiuta il nonno a raccogliere le ordinazioni. Avendo partecipato a una mezza dozzina di “esplosioni di gratitudine” del tutto improvvisate e senza alcuna regia, mi accorgo che si tratta di una celebrazione essenzialmente diversa da quella messa in scena (in maniera apertamente artefatta) in questo scherzo:

Per realizzare la candid camera, un’intera folla era stata istruita ad applaudire fragorosamente appena qualcuno avesse buttato nel cestino una bottiglia di plastica abbandonata. Pur offrendo un bello stimolo di riflessione attraverso l’originale strumento dello scherzo, il video ha un retrogusto amaro; perché fuori dalla cornice finzionale, la società in cui viviamo non premia l’impegno di chi ricicla ma applaude e incoraggia il consumo continuo e sfrenato.

Durante il Festival Alta Felicità, quegli applausi sono la prova che il popolo No TAV non si limita a opporsi a un treno: il Movimento sta trasformando la Valsusa in un laboratorio dove sperimentare forme di società radicalmente alternative.

Nel suo ultimo libro (2)  Alain De Botton esplora ostacoli e frustrazioni della più piccola società concepibile: quella di una coppia. A proposito dei più semplici compiti domestici, l’autore inglese scrive:

Le difficoltà delle coppie moderne sono dovute in parte al modo in cui si distribuisce il prestigio. Chi vive in coppia non è solo assediato in ogni momento da doveri pratici, ma tende anche a pensare che tali incombenze siano umilianti, banali e insensate, e che abbia poco senso aspettarsi gratitudine per il fatto di adempiervi. La parola “prestigio” suona totalmente inappropriata quando la si applica al gesto di accompagnare a scuola un bambino o fare il bucato, perché ci hanno inculcato la nociva idea che tale concetto si applichi a tutt’altro, come alle alte cariche politiche o alla ricerca scientifica, a chi frequenta il mondo del cinema o della moda. In realtà, se la riconduciamo alla sua essenza, la parola “prestigio” fa riferimento alle cose più nobili e importanti della vita. Può suonare strano che a fare onore alla nostra specie non sia solo la capacità di lanciare satelliti, fondare aziende o realizzare semiconduttori straordinariamente sottili, ma anche l’abilità – seppur ampiamente distribuita su miliardi di individui – di introdurre cucchiaini di yogurt in bocche minuscole, pulire i gabinetti, gestire un capriccio o togliere le briciole da un tavolo.

Ma ciò che è strano nel resto del mondo, in Valsusa è di casa. Qui basta un applauso a rimettere le cose in ordine.

La camminata-racconto al Seghino

Domenica 30 giugno io e Wu Ming 1 guidiamo una camminata-racconto alle pendici del Rocciamelone verso la frazione Seghino di Mompantero. Insieme a più di trecento persone, ripercorriamo – nello spazio e nella memoria – la prima battaglia tra il Movimento No TAV e le forze dell’ordine per la conquista di una località-simbolo della resistenza.

Incaricato di portare un contributo magico-illusionistico all’escursione, nei giorni precedenti vado a caccia di storie insolite legate alla regione. Mi pongo obiettivi molteplici: far dialogare passato e presente in modo obliquo; proporre uno spiazzante miscuglio di misteri locali, lotta politica, illusionismo e alpinismo; détournare l’immaginario paranormal-esoterico senza alcuno scrupolo filologico; alimentare la creatività delle forme di lotta attraverso riflessioni su domande consapevolmente ridicole (“Quale ruolo ha giocato finora il sovrannaturale nella lotta No TAV?”).

Il risultato è un’antologia di racconti che durante l’escursione va a ruba in un attimo; il PDF di Escursione al Seghino (2017) è ora liberamente scaricabile da qui:

Mariano Tomatis e Wu Ming 1

Escursione al Seghino. Camminata-racconto alle pendici del Rocciamelone

Torino 2017.

La passeggiata tocca tre luoghi-chiave della storia dell’assedio al ponte del Seghino; durante ciascuna sosta racconto una “vicenda magica” legata alla tradizione locale. Al culmine dell’escursione Wu Ming 1 rievoca l’epica della battaglia campale del 2005 leggendo un brano dal suo non-fiction-novel Un viaggio che non promettiamo breve (2016). Siamo tantissimi, molti più del previsto. Perché tutti possano sentire, Maurizio Piccione porta sulle spalle un pesante amplificatore; grazie a lui, i quattro racconti riecheggiano potenti su quegli affollati sentieri.

Fotografia di Vecio Baeordo.

ll primo affonda le proprie radici nei nostri (3)  studi su Franz Anton Mesmer, il medico tedesco che – per primo – mostrò la potenza dell’Immaginario e la necessità di coinvolgerlo in qualsiasi percorso di cura che voglia dirsi pienamente efficace. Questo il racconto che ha aperto l’escursione

La Valsusa paura non ne ha

Il 3 giugno 2017 un attentato a Londra provoca 8 morti e 50 feriti; le armi impiegate sono un furgone e alcuni coltelli. Nello stesso istante, in piazza San Carlo a Torino, un secondo attentato uccide una persona e ne ferisce 1500; ma è un attacco puramente mentale, che colpisce impiegando l’arma invisibile della paura. A ricordarci che l’Immaginario può ferire e uccidere quanto le cinture esplosive.

Il miope antiterrorismo di Stato si muove sul piano fisico: impiega metal detector, incarcera preventivamente e lavora nella direzione di uno stato di polizia permanente. Lasciando scoperto il dominio dell’Immaginario. Se tocca a noi prendercene carico, gli strumenti non ci mancano: le asce di guerra da disseppellire, per usare un’espressione dei Wu Ming degli esordi, sono le storie. Dove il focus, oggi, è su “disseppellire”.

Perché in superficie, di storie mediocri, artefatte e tossiche ce n’è in abbondanza: dallo storytelling governativo, che annuncia scenari apocalittici se non si farà il Tav, alle storie di Farinetti, che ce la danno a bere parlando di mangiare. Le buone storie sono da cercare nel sottosuolo; storie che sporcano le mani, il cui terriccio può inceppare gli ingranaggi del potere. Uno dei modi più originali per dissotterrarle è di fare un buco per terra, come si faceva nel bosco stregato di Senlis.

Nella sua autobiografia il prestigiatore Étienne-Gaspard Robertson racconta di aver visitato il luogo nel 1791. (4)  Ogni sera la gente vi si radunava per evocare gli spiriti. Conoscendo i segreti del sottosuolo, il medium locale faceva bucare il terreno con un bastone e avvicinare una lampada. I defunti uscivano dal terreno nella forma di una strana luminescenza. Il medium faceva da tramite, interpretando le forme e trasformandole in parole e racconti. Solo lui ne conosceva la vera natura: sotto terra c’era una sorgente di gas naturale, pronto a incendiarsi non appena qualcuno si avvicinava con del fuoco.

Senlis dista da Mompantero 700 chilometri, ma io mi sono detto: perché non provare? Qualche giorno fa ho raggiunto questo spiazzo e fatto un buco nel terreno. Con un breve sibilo è uscita una strana luminescenza muta. Sembrava alla ricerca di un intermediario che ne raccontasse la storia, ma l’aspetto non era quello del fantasma classico. Aveva il colore della pelle umana. Una pelle scura a chiazze, come ricoperta da grumi di salsedine. E del naufrago aveva la posa, rannicchiata e tremante. Ma era un’impressione illusoria: via via che la forma si definiva, vi riconoscevo le sembianze di un orso.

«Hai visto il barbaro», mi ha spiegato una signora di qui. «Un uomo realmente esistito. Uno straniero: lo chiamavano l’orso perché era scuro, tutto ricoperto di peli. Quando era arrivato alla frazione di Urbiano, tutti si erano chiusi nelle case terrorizzati. Non parlava la nostra lingua e i miei antenati intuirono che era una minaccia. Ci si organizzò per catturarlo e renderlo inoffensivo, allontanandolo dalla comunità. Ci fu una sola coppia di dissidenti. Lui spillò un bicchiere di vino rosso e lei lo offrì alla bestia. Quando l’orso finì di scolarlo, la donna lo invitò a ballare. Il barbaro fece di sì con la testa e iniziò a muoversi con passo sgraziato. L’assurda scena ammutolì la popolazione: bastava davvero così poco per renderlo mansueto?»

Il sito del Comune di Mompantero conferma ogni parola. Il barbaro si integrò al punto che, ogni anno, a Urbiano si ricorda l’anniversario del suo arrivo. Il primo weekend di febbraio “Il ballo dell’orso” ricorda la vittoria sulla paura ottenuta grazie a due disobbedienti. Armati solo di un bicchiere di vino e tanta voglia di ballare.

Leggi qui gli altri tre racconti


Note

1. David Cooper, Dialettica della liberazione, Einaudi, Torino 1969.

2. Alain De Botton, Il corso dell’amore, Guanda, Milano 2016.

3. Devo a Wu Ming – e in particolare al loro romanzo L’armata dei sonnambuli – la scoperta della centralità di Mesmer nella storia e nella pratica del mentalismo.

4. La vicenda del bosco di Senlis è raccontata in Etienne Gaspard Robertson, Mémoires Récréatifs, Scientifiques et Anecdotiques du Physicien-Aéronaute E.G. Robertson, Vol. 1, Parigi 1831, p. 60.