Questa è la sesta puntata della serie “In viaggio con Mesmer”. Scopri tutte le altre: 7.8 Venaus, 8.8 Modane, 9.8 Chambery, 10.8 Dijon, 11.8 Blois, 12.8 Parigi, 13.8 Gisors, 14.8 Annecy, 15.8 Lovagny e 16.8 Marina di Andora.

Oggi a Parigi nessuno ricorda chi fosse Étienne-Gaspard Robertson (1763-1837). Durante la Rivoluzione, invece, i suoi spettacoli erano sempre sold out: tutti volevano vedere le meraviglie della “fantasmagoria”, la spettrale rievocazione dei protagonisti degli stravolgimenti politici in corso – da Luigi XVI a Robespierre, da Marat a Voltaire. Prima della nascita del cinema e dello spiritismo, l’illusionista belga aveva conquistato la notorietà presentando lugubri animazioni luminose, durante le quali sembravano manifestarsi le anime dei trapassati. Alla carriera dell’uomo di spettacolo aveva unito quella del medium: chi lo desiderava poteva incontrare il proprio congiunto (morto o semplicemente disperso) prenotando fantasmagorie private.

Il trucco era ingegnoso: il pubblico era ospitato in una stanza completamente tappezzata di stoffe scure. Una delle pareti era fasulla, trattandosi di una rigida tela semitrasparente, ma nessuno se ne accorgeva. Spente le luci, Robertson retroproiettava i suoi fantasmi sul tessuto usando una lanterna magica nascosta nell’inaccessibile locale attiguo.

Jean Baptiste Joseph Breton de La Martinière, Les savants de quinze ans ou entretiens d’une jeune famille, Vol. 2, La V. Lepetit, Paris 1811, frontespizio.

Cosa rimane di lui a Parigi, a distanza di due secoli? È la domanda che mi ha portato qui da Torino, cui abbozzo tre risposte.

1) La tomba al cimitero del Père-Lachaise

La testimonianza più spettacolare della presenza di Robertson nella capitale francese è la sua tomba, ospitata nel cimitero più visitato al mondo. Trovarla nel cimitero del Père-Lachaise è semplice, grazie a Findacadabra: creato da Riccardo Rampini, il database colleziona luoghi magici di tutto il mondo e presenta una scheda con le coordinate GPS del monumento all’illusionista. L’imponente arca supera i 5 metri di altezza

Tomba di Robertson, cimitero del Père-Lachaise, Parigi. Sotto il nome sono riportate le tre principali discipline praticate: la fisica, la fantasmagoria e il volo sui palloni aerostatici.

Sul lato sinistro, un bassorilievo ritrae una fantasmagoria in pieno svolgimento.

Bassorilievo sulla tomba di Robertson, cimitero del Père-Lachaise, Parigi.

2) La falsa pista alla Biblioteca nazionale

Il secondo appuntamento è alla Biblioteca nazionale di Francia (BnF) nella sede di rue Richelieu. Questo è il materiale che cerco:

Si tratta di quattro programmi teatrali provenienti dalla collezione di Auguste Rondel (1858-1934), bibliofilo che per una vita raccolse 800 mila ritagli di giornale, libri e volantini sulle arti dello spettacolo, lasciandoli poi in eredità alla BnF (e quindi a me, a te, a chiunque: magia al popolo!). Controlli antiterrorismo a parte, l’accesso al materiale è agevole: devo tanta semplicità a Cristina, che al banco dell’accoglienza mi fa la tessera in un attimo e mi dà le giuste dritte per orientarmi nel labirinto; nel corso di ricerche come questa, trovare addetti disponibili e competenti non è cosa di tutti i giorni, ma è un aspetto che fa la differenza.

Il mio pass per la Biblioteca nazionale di Francia.

Nella sala dei documenti, quello che mi viene consegnato non mi convince affatto: sono quattro libretti a colori, datati 1930; si tratta di programmi teatrali, ma il mago Robertson che vi appare non è l’Étienne-Gaspard della fantasmagoria, morto nel 1837. Scoperto l’errore di catalogazione, mi affretto a segnalare il problema di ononimia (promettono di sistemarlo) e lascio l’edificio a mani vuote.

3) Gli eredi della fantasmagoria

Le lugubri gallerie che nel 1800 ospitavano le proiezioni fantasmagoriche sono sparite: si trovavano nell’ex-convento dei Cappuccini, abbandonato dai religiosi durante il periodo rivoluzionario.

Courrier des spectacles, 6 Germinale VIII [27.3.1800].

Robertson vi aveva allestito gli spettacoli di fantasmagoria al termine di un percorso che comprendeva un salone delle meraviglie, l’esibizione di un ventriloquo e l’esperienza della cosiddetta “donna invisibile”.

Il convento dei Cappuccini si trovava sul lato nord di place Vendôme:

A sinistra: Particolare di una mappa di Parigi durante la Rivoluzione. A destra: Particolare di una mappa della Parigi contemporanea.

Napoleone lo fece abbattere per realizzare una strada a lui intitolata: è l’attuale rue de la Paix, che collega place Vendôme al palazzo dell’Opera.

Ecco come appariva il complesso nel Seicento:

A sinistra: il convento dei Cappuccini. A destra: i giardini delle Tuileries che d’estate ospitano un Luna Park.

Si tratta del gruppo di edifici in basso a sinistra. Oggi a prendere il testimone di Robertson sono i gestori di una galleria a poca distanza dalla sede dell’ex-convento: un “tunnel dell’orrore” in lamiera, ospitato nel Luna Park che in questi giorni sorge nei giardini delle Tuileries. L’eredità dell’illusionista belga non sta nell’esperienza orrorifica in sé, ma nell’uomo a destra con la tuta marrone e la maschera sollevata: uno che nessuno dovrebbe vedere.

Tunnel dell’orrore presso il Luna Park del giardino delle Tuileries, Parigi.

I tunnel dell’orrore più efficaci pagano dei figuranti vestiti da mostri: costoro contribuiscono a spaventare i visitatori con gesti e urla, aspettandoli dietro un angolo e facendo “Buh!” al momento giusto. Nessun automa, robot o macchinario può avvicinare (a volte toccare) e spaventare chi passa con un livello di sicurezza paragonabile a quello di un essere umano. Solo un figurante in carne e ossa può cogliere il momento giusto, operare in modo discrezionale e modulare opportunamente lo stimolo pauroso.

Questa sera, però, fa caldo e i visitatori sono pochi. Il “mostro” sta dunque prendendo una boccata d’aria, sperando che nessuno lo noti. Al centro della foto, un secondo figurante mascherato da Jason (l’assassino della saga Venerdì 13) è seduto in un vagone fermo. Per tornare a lavorare, entrambi aspettano che il terzo del gruppo – il ragazzo in maglietta bianca – venda qualche biglietto e introduca nella struttura i relativi visitatori.

Robertson operava allo stesso modo: alla paura evocata dai fantasmi proiettati sulla tela univa quella prodotta da piccoli teschi che volteggiavano a breve distanza dal naso degli spettatori. Anche in questo caso erano impiegate persone vestite di nero di cui nessuno sospettava l’esistenza; tra le mani avevano piccole canne da pesca, dalla cui lenza pendeva un leggero teschio alato di cartapesta. Quattro di essi fanno bella mostra di sé agli angoli della tomba del fantasmagoreuta:

Tomba di Robertson, cimitero del Père-Lachaise, Parigi.

I complici del mago potevano muoversi tra il pubblico, toccare la spalla di uno spettatore, sussurrargli qualche parola e avvicinare le piccole teste di morto ai visi dei presenti.

Uno degli aneddoti più surreali nell’autobiografia di Robertson dimostra che i complici mascherati commettono spesso l’errore di mostrarsi in abiti da scena dove e quando non dovrebbero:

Il signor Nahuys di Breda [Paesi Bassi], grande appassionato di fantasmagoria, aveva organizzato una rappresentazione per gli amici. Il suo domestico si era vestito di nero, la stoffa aderente al corpo decorata con la figura di uno scheletro, in modo da apparire alla fine dello spettacolo. [Prima della rappresentazione] egli si era poi addormentato. Non sapendolo e non vedendolo perché era al buio, il signor Nahuys lo chiamò ad alta voce e gli chiese di andare in farmacia a comprare dell’alcool etilico. Svegliandosi di soprassalto e dimenticandosi di essere vestito in quel modo, il domestico corse in strada. Si può immaginare l’effetto che la scena produsse sui passanti; tutti iniziarono a fuggire da quello che sembrava uno scheletro ambulante. Quando fu arrivato dal farmacista e ne aprì la porta, gli assistenti indietreggiarono piantando un urlo; il fantasma si bloccò interdetto, e la reazione scatenò ancora più panico. Quando ne riconobbe la voce, il farmacista gli urlò: «Sei un imbecille! Ti sembra il modo di uscire di casa, così vestito?» (1) 


Note