Questa è la seconda puntata della serie “In viaggio con Mesmer”. Scopri tutte le altre: 7.8 Venaus, 8.8 Modane, 9.8 Chambery, 10.8 Dijon, 11.8 Blois, 12.8 Parigi, 13.8 Gisors, 14.8 Annecy, 15.8 Lovagny e 16.8 Marina di Andora.

La strada che da Susa conduce a Lione dimostra un fatto tutt’altro che ovvio: la linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione... esiste già! Il treno che la percorre si chiama TGV (Train à Grande Vitesse) e attraversa il confine sotto le Alpi Cozie grazie al traforo del Frejus, il cosiddetto “tunnel storico” del 1871. Il Movimento No TAV contesta l’apertura di un (ridondante, inutile, ridondante) secondo traforo, un “tunnel di base” lungo 57 km che dovrebbe collegare Chiomonte e Saint-Jean-de-Maurienne.

Un mago diretto a Parigi che percorra con l’auto il tunnel del Frejus non può non pensare a Étienne-Gaspard Robertson (il prestigiatore del bosco incantato di Senlis). Nel 1800 l’illusionista belga installa nella capitale francese, a un passo da place Vendôme, una specie di baraccone delle meraviglie; questa è la dettagliata guida che distribuisce all’ingresso:

Etienne Gaspard Robertson

Fantasmagorie de Robertson

Paris 1800.

Tra le ventisei bizzarrie esposte nella prima sala, la numero 15 è un misterioso polemoscopio: un “cannocchiale magico” che consente di vedere attraverso i muri. (1) 

Una sua ricostruzione è oggi in mostra nella Maison de la Magie “Robert-Houdin” a Blois:

Il tubo è interrotto al centro, ma anche mettendo una mano nello spazio libero, lo sguardo la attraversa come se non ci fossero ostacoli. Per capire il trucco è utile studiare l’orografia della Valsusa. Come mostra questo grafico, le Alpi Cozie presentano già un traforo (è la linea arancione di 14 km) ma il progetto TAV vorrebbe scavarne un secondo (è la linea rossa di 57 km):

In polemica con i progettisti della Grande Opera, il polemoscopio di Robertson dimostra che non c’è affatto bisogno di un secondo tunnel. Nello spazio tra i due tubi si potrebbero mettere tutte le Alpi Cozie, tanto nel “cannocchiale magico” lo sguardo riesce ad attraversarle grazie a un tunnel già esistente (nascosto nella base del polemoscopio) e all’astuto gioco degli specchi H, I, K e L.

Nel 1801 Alessandro Volta, quando visita Parigi per mostrare a Napoleone un prototipo di pila elettrica, non perde l’occasione di visitare il baraccone di Robertson, innamorandosi dei suoi “meravigliosi” strumenti ottici. Lo scienziato e l’illusionista diventano amici, pranzano insieme tre volte (2)  e forse si raccontano a vicenda i rispettivi viaggi per raggiungere la ville lumière, rispettivamente da Como e Liegi. Dobbiamo ringraziare la “bassa velocità” con cui si spostarono: il passo lento dei cavalli consentì loro di lasciare appassionanti diari sul tragitto compiuto (3) ; rileggerli oggi offre un viaggio nello spazio e nel tempo: un modo di attraversare virtualmente la Francia a bordo di una carrozza i cui finestrini filtrano paesaggi, luoghi e persone, mostrandoceli com’erano due secoli or sono.


Note

1. Etienne Gaspard Robertson, Fantasmagorie de Robertson, Paris 1800, p. 3.

2. Il 7 e il 14 ottobre e il 30 novembre 1801, come riportato in Zanino Volta, Alessandro Volta a Parigi, Francesco Vallardi, Milano 1879, pp. 117-8.

3. Rispettivamente in Etienne Gaspard Robertson, Mémoires Récréatifs, Scientifiques et Anecdotiques du Physicien-Aéronaute E.G. Robertson, Vol. 1, Parigi 1831, pp. 52-65 e Volta 1879, pp. 13-33.